sabato 26 maggio 2018

Padre Kolbe e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion


Padre Kolbe e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion: il libro fondamentale della massoneria
Nei Protocolli è rimarcata la strategia farisaica dell'ebraismo:
utilizzare la massoneria e poi liberarsene 
a tempo debito
Articolo estratto da Chiesa viva n° 125 / Premessa a cura di Sergio Basile


Premessa: Kolbe e i Protocolli dei Savi di Sion

Roma - premessa di Sergio Basile - Il 14 agosto, giusto un giorno prima della festa dell'Assunta, la Chiesa ricorda San Massimiliano Maria Kolbe (Zduńska Wola 1894 - Auschwitz 1941) presbitero e francescano polacco proclamato santo nel 1982 da Giovanni Paolo II.
Padre Kolbe è ricordato soprattutto per essersi offerto alla morte - giunta per mano nazista - al posto di un padre di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz.

La sua, sul piano storiografico e spirituale, è senza dubbio una delle figure più affascinanti del XX Secolo ed è importante da scrutare per chi volesse comprendere le strategie e i reali obiettivi perseguiti dalle forze occulte anti-cristiane. Nel suo instancabile percorso di ricerca e denuncia, S. Massimiliano Kolbe inquadrò i "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" come il libro più sovversivo della storia, nonché il libro guida dei seguaci dell'ebraismo e dei massoni, verso la realizzazione della Repubblica Universale o Unico Governo Mondiale. Dunque, malgrado il libro sia stato bollato da alcuni storici come "il falso più clamoroso del Novecento", a sancirne la veridicità oltre a molti altri storici vi è lo stesso, eroico martire, Padre Massimiliano Kolbe.

La missione di Padre Kolbe

Egli, seguendo l'esempio di Gesù Cristo, con il suo nobile spirito missionario e il suo sacrificio, ha contribuito alla corredenzione dell’umanità liberandola – sia pur in parte – da una cultura priva di Dio, vuota di spiritualità e di umanità. Una figura, perciò, da riscoprire ed imitare specie in questi nostri tempi di inganno universale. La forza della missione, secondo il santo, consisteva nell'appartenere totalmente a Maria, nel rendersi simili a Lei, fino a diventare Lei stessa, per permettere allo Spirito Santo di continuare a portare Cristo nel mondo, attraverso la testimonianza dei cattolici veraci. Il primo atteggiamento mariano, poi, era quello della preghiera; il secondo, a ruota, quello dell'ascolto. La carità, il terzo. Con questo spirito Kolbe fu missionario in Europa e successivamente in Giappone, presso Nagasaky, fondando la cittadella di Maria nota come Mugenzai no Sono o Giardino dell'Immacolata: rimasta miracolosamente intatta dopo l'attacco atomico degli Americani su Hiroshima e Nagasaky.

Il principale nemico di Padre Kolbe fu sempre lo spirito dell'Inganno incarnato nel Nemico di Dio, il grande manovratore occulto della storia, e dai suoi seguaci: Satana o Lucifero e i giudeo-massoni.

Il contrasto alla Massoneria e al credo anti-cristiano dei suoi adepti sionisti, nazisti e social-comunisti, fu una delle sue priorità missionarie.

Questa avversione lo portò a denunciare via stampa le trame massoniche e tutti i retaggi malefici della setta luciferina, guidata nel segreto e strumentalizzata da organizzazioni giudeo-farisaiche.

1917

L'impegno di Padre Kolbe crebbe in particolare nel 1917, quanto a Roma (come in più occasioni raccontò lo stesso francescano polacco) si svolse una processione massonica inneggiante a Lucifero, mentre in Russia imperversava l'incendio della grande rivoluzione massonico-bolscevica, al fine di avviare l'esperimento comunista – da estendere al mondo intero – e annientare il Cristianesimo, togliendo di mezzo un esercito di consacrati e gli stessi zar: i primi simboli e rappresentanti "politici" della fede cristiano-ortodossa nel grande paese. Dopo quell'evento, il giovane francescano si sentì ispirato a fondare la Milizia dell'Immacolata, per la conversione e santificazione di tutti, specialmente dei massoni, comprendendo come quella in corso fosse in realtà una lotta tra bene e male, tra figli della luce e i figli delle tenebre.

Sergio Basile

La cospirazione e l'anima del Talmud

Roma - Articolo estratto da Chiesa viva n° 125 - Nel 1917, Padre Massimiliano Kolbe fonda la “Milizia dell’Immacolata”. Naturalmente, la sua lotta non fu quella di abbattere le anime del nemico, ma quella di richiamarle e convertirle, per la loro eterna salvezza, e per questo, Padre Kolbe si rivolgeva anche ai suoi nemici. In un suo articolo dal titolo: “Poveretti!!!”, scriveva:

“L’uomo è redento. Cristo ha fondato la sua Chiesa sulla roccia. Una parte del popolo ebreo riconobbe in lui il Messia, gli altri, soprattutto i superbi farisei, non vollero riconoscerlo;
essi perseguitarono i suoi seguaci e diedero il via ad un gran numero di leggi che obbligavano gli ebrei a perseguitare i cristiani.
Queste leggi, insieme a narrazioni e ad appendici, verso il 500, formarono il loro libro sacro, il “Talmud”. In questo libro, i cristiani vengono chiamati: idolatri, peggiori dei turchi, omicidi, libertini impuri, sterco, animali in forma umana, peggiori degli animali, figli del diavolo, ecc. I sacerdoti vengono chiamati indovini e teste pelate (…).
La Chiesa (viene chiamata) casa di scempiaggine e di sporcizia. Le immagini sacre, le medagliette, i rosari, sono chiamati idoli.


Il "libro farisaico" per eccellenza

Nel “Talmud”, le domeniche e le feste vengono denominate giorni di perdizione. In questo libro si insegna, inoltre, che ad un ebreo è permesso ingannare e derubare un cristiano, poiché tutti i beni dei cristiani – vi è scritto – “sono come il deserto: il primo che li prende, ne diviene il padrone”.

Quest’opera che raccoglie dodici volumi e che ispira odio contro Cristo e i cristiani, viene considerata da questi farisei un libro sacro, più importante della Sacra Scrittura.
 

Il libro davvero fondamentale della massoneria

In ricorrenza del Congresso Internazionale dei massoni, che si tenne a Bucarest nel 1926, Padre Kolbe scrisse, in un articolo: «Quei signori (cioè i massoni) credono di essere loro a governare: ascoltiamo, allora, ciò che scrivono i “Protocolli dei Savi di Sion”», documento che Padre Kolbe chiamava: “Il libro davvero fondamentale della Massoneria”. Il Santo scrive: «Il protocollo n.11 afferma: “Noi creeremo e metteremo in atto le Leggi e i Governi (…) e, al momento opportuno, (…) sotto forma di rivolta nazionale. (…).è necessario che le popolazioni, sconcertate dall’avvenuta rivolta, poste ancora sotto l’influenza del terrore e dell’incertezza, comprendano che siamo talmente forti, talmente intoccabili, talmente pieni di potere che in nessun caso terremo conto delle loro opinioni e dei loro desideri, ma, anzi, siamo in grado di schiacciare le loro manifestazioni in ogni momento e in ogni luogo (…). Allora, per paura, chiuderanno gli occhi e rimarranno in attesa delle conseguenze. (…). A quale scopo abbiamo ideato e imposto ai massoni tutta questa politica, senza dare ad essi la possibilità di esaminarne il contenuto.

Questo è servito di fondamento per la nostra organizzazione massonica segreta (…) la cui esistenza neppure sospettano queste “bestie” da noi adescate nelle logge massoniche».


Giustizieremo i massoni!

Padre Kolbe, a questo punto, si rivolge ai massoni dicendo: «Avete sentito, signori massoni? Coloro che vi hanno organizzato e vi dirigono segretamente, gli ebrei, vi considerano delle bestie, attirate nelle logge massoniche per scopi che voi neppure sospettate (…). Ma sapete, signori massoni, che cosa vi attende il giorno in cui vi verrà in mente di incominciare a pensare da soli? Ecco, ascoltate: il medesimo protocollo prosegue affermando: 
«La morte è l’inevitabile conclusione di ogni vita. (…). Giustizieremo i massoni in modo tale che nessuno, (…) potrà avere dei sospetti, neppure le stesse vittime: moriranno tutti nel momento in cui ce ne sarà bisogno, apparentemente per effetto di malattie comuni (…)».

E il Santo continua: 
«Signori massoni, voi che, recentemente, durante il Congresso di Bucarest, vi siete rallegrati del fatto che la Massoneria si sta rafforzando ovunque, riflettete e dite sinceramente: non è meglio servire il Creatore nella pace interiore (…), piuttosto che obbedire agli ordini di chi vi odia?».

Kolbe ai capi incogniti della Massoneria

San Massimiliano si rivolge, infine, ai Capi Incogniti della Massoneria con queste parole: «E a voi, piccolo manipolo di ebrei, “Savi di Sion”, che avete provocato coscientemente già tante disgrazie e ancora di più ne state preparando, a voi mi rivolgo con la domanda:

quale vantaggio ne ricavate? (…). Gran cumulo di oro, di piaceri, di svaghi, di potere: tutto questo non rende ancora felice l’uomo. E se anche questo desse la felicità, quanto potrà durare? Forse una decina di anni, forse una ventina(…). E poi?…
E voi, capi ebrei, che vi siete lasciati sedurre da Satana, il nemico dell’umanità, non sarebbe meglio se anche voi vi rivolgeste sinceramente a Dio?».


L'Immacolata vi schiaccerà il capo!
                       

In un altro articolo del 1926, Padre Kolbe, sempre citando i “Protocolli dei Savi di Sion” scriveva: «Essi dicono di se stessi: “Chi o che cosa è in grado di far crollare una forza invisibile? La nostra forza è appunto di questa natura. La “Massoneria esterna” serve solo per nascondere i suoi scopi, ma il piano d’azione di questa forza sarà sempre sconosciuto alla gente». Ma il Santo sottolinea con sottile ironia: «Noi siamo un esercito, il cui “Condottiero” vi conosce ad uno ad uno, ha osservato e osserva ogni vostra azione, ascolta ogni vostra parola, anzi… nemmeno uno dei vostri pensieri sfugge alla sua attenzione. Dite voi stessi: in tali condizioni, si può parlare di segreto nei piani, di clandestinità e di invisibilità?». E qui, Padre Kolbe rivela il nome del “Condottiero” del suo esercito: «è’ l’Immacolata, il rifugio dei peccatori, ma anche la debellatrice del serpente infernale. Ella vi schiaccerà il capo!».

Tratto da Chiesa viva n° 125.

domenica 6 maggio 2018

Asservimento bipartisan in USA agli interessi degli ebrei

Aviva Sufian 95236(Membri della delegazione presidenziale degli Stati Uniti al 70° anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau, da sinistra a destra - Inviato speciale per i servizi per i sopravvissuti all'olocausto degli Stati Uniti presso il Dipartimento della salute e dei servizi umani Aviva Sufian. Credito immagine: U.S. Department of State/ flickr)

La maggior parte degli americani è certamente inconsapevole delle molte disposizioni a beneficio di Israele e degli interessi ebraici più in generale che sono state inserite nella legislazione del governo degli Stati Uniti e nelle linee guida procedurali. I sopravvissuti all'Olocausto, in cui vengono inclusi tutti  gli ebrei che vivevano in Europa nel 1945, ad esempio, sono esentati dall'obbligo di pagare le tasse sui risarcimenti ricevuti dalla Germania. Tutti gli altri americani sono soggetti a imposte sul reddito su tutte le entrate, indipendentemente dalla fonte. Poiché questi risarcimenti non contano come reddito, questi stessi non sono inclusi nel calcolo del reddito per le prestazioni come l'assistenza sanitaria, nel senso che un sopravvissuto ebreo può avere un reddito relativamente alto e ricevere comunque benefici effettivamente destinati a coloro che sono indigenti.

Nel gennaio 2014 l'amministrazione Obama ha nominato Aviva Sufian come primo inviato speciale dell'amministrazione nazionale per i servizi per i sopravvissuti all'olocausto. Il suo compito era di attuare una politica che stabilisse "... che i sopravvissuti all'Olocausto dovrebbero invecchiare rimanendo dove sono ed evitare di essere ricoverati per le cure istituzionali che i fornitori di servizi sanitari e governativi generalmente raccomandano agli infermi". Ciò significa fornire benefici speciali ai sopravvissuti che altri americani non ricevono, e includere costose cure a domicilio pagate dal contribuente. Il Dipartimento di Stato ha anche un inviato speciale per identificare e combattere l'antisemitismo, che "promuove la politica estera USA sull'antisemitismo", qualunque cosa questo significhi, la lotta all'antisemitismo non è una politica estera e non si vede proprio come possa essere considerata un interesse
vitale nazionale degli Stati Uniti.

L'asservimento agli interessi ebraici è diffuso nel governo federale ed è bipartisan. Israele ha un grosso surplus commerciale con gli Stati Uniti perché ha libero accesso al mercato degli Stati Uniti e può anche partecipare ai contratti governativi, un privilegio normalmente offerto solo agli alleati della NATO. Inoltre, Washington paga il conto di oltre il 20% della spesa per la difesa israeliana, permettendo così a Israele di usare i dollari americani pagati dai contribuenti per comprare armi dalla propria industria della difesa, che compete con quella degli Stati Uniti.
In effetti, nell'ultimo anno è stato prodotto un fiume di legislazione favorevole a Israele e ad alcune questioni relative agli ebrei, anche senza un reale interesse nel merito per gli altri americani. Al contrario, gran parte della legislazione in realtà nega a cittadini e residenti i diritti costituzionali alla libertà di parola e alla libertà di associazione. La legge più recente a beneficio di Israele e che punisce la schiera di nemici di Israele è stata inserita nella legge di spesa omnibus che è stata firmata il 23 marzo. Israele ha ricevuto denaro aggiuntivo per la sua "difesa" mentre i palestinesi hanno visto un taglio drastico del denaro per aiutare i rifugiati in Medio Oriente sia verso l'Autorità Palestinese che verso le Nazioni Unite. 

Ventiquattro stati stanno ora richiedendo dichiarazioni di impegno a non boicottare Israele da quei cittadini e organizzazioni che ricevono finanziamenti governativi o addirittura a chi cerca un impiego nel governo locale. Inoltre due proposte di legge al Congresso cercano di definire come antisemitismo qualsiasi critica a Israele. Il 12 dicembre 2017, la Camera dei Rappresentanti ha approvato l'Atto sulla Consapevolezza per l'Antisemitismo con 402 voti favorevoli e solo due membri libertari del Congresso che hanno votato "no". Anche la "Legge Contro il Boicottaggio di Israele" che si sta facendo strada attraverso il Congresso a livello nazionale supera di gran lunga quello che sta accadendo a livello statale e stabilirà un nuovo standard per deferenza agli interessi israeliani da parte del governo nazionale. Essa criminalizzerebbe qualsiasi cittadino statunitense "impegnato nel commercio interstatale o estero" che sostenesse un boicottaggio di Israele o che addirittura come recita "richiedesse informazioni" a riguardo, con sanzioni applicate attraverso la modifica di due leggi esistenti, l'Export Administration Act di 1979 e l'Export-Import Act del 1945, che include potenziali multe tra $ 250.000 e $ 1 milione e fino a 20 anni di carcere.

Abituato come sono a conoscere gli ultimi trucchi israeliani per guadagnare denaro e altre forme di sostegno da parte del contribuente americano, sono stato recentemente scioccato nel leggere un caso in cui un dipendente del governo statunitense è stato licenziato per aver rivelato informazioni che avrebbero potuto mettere in imbarazzo il Stato ebraico. Grant Smith dell'Institute for Research Middle Eastern Policy (IRMEP) riporta come l'ex specialista della politica nucleare di Los Alamos National Lab James Doyle sia stato licenziato dopo aver scritto un articolo per l'International Institute for Strategic Studies, dove affermava che "Le armi nucleari non scoraggiarono ... l'Iraq dall'attaccare Israele durante la Guerra del Golfo del 1991." L'articolo era stato autorizzato per la pubblicazione, ma un membro del personale del Congresso non identificato lo individuò e si lamentò. Fu fatta una seconda revisione e "a Doyle venne tagliato lo stipendio, fu analizzato il suo computer di casa e fu licenziato".

Il crimine di Doyle fu quello di infrangere la "regola legislativa" secondo cui nessun dipendente del governo federale può confermare che Israele possieda armi nucleari. La regola è ridicola poiché l'esistenza dell'arsenale nucleare israeliano è ben attestata, anche da Colin Powell, che ha confermato che "Israele possedeva oltre 200 armi nucleari puntate contro l'Iran". Powell rilasciò la dichiarazione quando non era più dell'ufficio, ma anche il senatore dei "prima Israele" Chuck Schumer ha confermato l'esistenza dell'arsenale senza conseguenze.

Il motivo dell'alta sensibilità israeliana sull'argomento delle sue armi nucleari è l'emendamento Symington nella sezione 101 della legge statunitense sul controllo delle esportazioni di armi del 1976 che vieta gli aiuti a qualsiasi paese straniero che abbia armi nucleari e non abbia firmato il Trattato di non proliferazione nucleare. Il che significa che gli aiuti annuali ad Israele per 3,1 miliardi di dollari potrebbero essere in pericolo se Washington dovesse applicare le proprie leggi, sebbene non sia immaginabile che il presidente Donald Trump o il Procuratore generale prenderanno mai le misure necessarie per farlo.

Un altro interessante atto di legge consiste nei cosiddetti Leahy Emendments, che vietano al Dipartimento di Stato e al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di fornire assistenza militare a unità di sicurezza straniere che violano i diritti umani "impunemente". I numerosi e brutali assalti israeliani a Gaza, incluso quello in corso in cui vengono sparati e uccisi dimostranti disarmati, è un caso da manuale per l'applicazione dei Leahy
Emendments, ma, naturalmente, non lo saranno mai. Perfino il senatore Patrick Leahy, che ha presentato il disegno di legge su cui si basano, tace quando si parla di Israele, come fa l'intero governo degli Stati Uniti e i media mainstream dominati dai sionisti.

Fonte: ahtribune


AUTORE

mercoledì 25 aprile 2018

Un bambino che si aggrappa al suo padre assassinato non farà sicuramente notizia in occidente riguardo la guerra nello Yemen.

Boy clinging to his dead father won't become face of Yemen war for millions in the West (GRAPHIC) 
Un'immagine straziante ripresa dopo il bombardamento da parte saudita di un matrimonio in Yemen, domenica scorsa, mostra un ragazzino aggrappato al corpo del suo padre ucciso. Ma è sicuro che questo bambino non diventerà il volto della guerra nei media mainstream.

Foto e riprese sono state scattate dopo l'esplosione, avvenuta in un remoto villaggio della provincia nordoccidentale di Hajjah. Dall'apparente età di sette o otto anni, il ragazzo si aggrappa al corpo di un uomo, afferrando la sua camicia e ripetendo "no, no, no" mentre i soccorritori cercano di portarlo via. La gente intorno ha detto a Ruptly che il ragazzo insisteva che il suo padre ucciso stava solo dormendo, e presto si sarebbe svegliato e lo avrebbe portato al loro villaggio natale non lontano da quello che era stato bombardato.

Molto probabilmente è rimasto lì per ore, a giudicare dal modo in cui alcune immagini sono state scattate di notte e altre al mattino. Un cameraman Ruptly ha detto che il corpo del padre è stato l'ultimo ad essere rimosso dalla scena, e il ragazzo è rimasto con lui fino alla fine.



Una piccola previsione. Questo ragazzo non comparirà in prima serata nei media mainstream, indipendentemente da quanto strazianti siano la sua piccola figura e la sua inutile sfida. Nessuna giornalista ben pagata con un trucco perfetto racconterà con voce lacrimosa come non riesca a guardarlo. Nessun corrispondente affronterà il ministro degli Esteri saudita, mostrandogli le immagini, dicendo: "Questo è un crimine di guerra, signore." Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, la sua tragedia non sarà usata per denunciare un regime criminale, che uccide i civili impunemente.







Un bambino deve essere vittima di un bombardamento in un altro paese per ottenere questo tipo di attenzione in Occidente. Da qualche altra parte, dove le bombe che uccidono i civili non sono fornite dagli Stati Uniti o dal Regno Unito. Dove ovvi segnali di malnutrizione non sarebbero un'accusa silenziosa contro l'Arabia Saudita, che blocca la fornitura di cibo, medicine e carburante alle persone che si oppongono all'invasione. Bisogna essere in Siria, non nello Yemen.Sembra che l'MSM abbia un approccio molto selettivo nei confronti delle vittime minorenni della violenza militare, secondo cui molti semplicemente non sono degni di comprensione e copertura mediatica. Una zona cieca copre la Striscia di Gaza, dove i bambini sono stati feriti e uccisi la scorsa settimana da soldati israeliani che presidevano il muro di confine. O la zona orientale ribelle dell'Ucraina, dove i bambini sono stati uccisi dai bombardamenti a dozzine nel 2014, quando le autorità post-golpe a Kiev hanno schierato l'esercito per riportare i ribelli sotto i tacchi. O in qualsiasi altro posto nel mondo, dove la violenza è commessa dal "lato giusto".La cinquantina uccisa al matrimonio yemenita è stata semplicemente aggiunta alle statistiche della guerra, per poi arrivare all'ultima relazione dell'ONU o di Amnesty International. È improbabile che questi 50 morti influenzino la capacità dell'Arabia Saudita di acquistare armi occidentali, di ricevere l'intelligence occidentale per gli attentati o di fare rifornimento di carburante in volo per i bombardamenti.Bisognerebbe chiedersi cosa diventerà quel bambino da grande. 

Alexandre Antonov, RT

Fonte: RT

lunedì 9 aprile 2018

ISRAELE E’ ENTRATA IN “TERMINATOR MODE”

 
Dunque sono stati caccia F-15 di Israele a colpire – con 8 missili – la base aerea siriana  tra Homs e Palmira.  Lo ha confermato  il ministero russo della difesa,  ed è  la prima volta che Mosca accusa Israele.  Secondo la Russia,  degli otto missili, 5 sono stati intercettati dall contraerea  siriana, tre sono caduti  nella parte occidentale della base aerea. Il governo di Damasco parla di “martiri e feriti”, mentre i russi non confermano  i morti.  Gli ebrei avrebbero sparato stando nello spazio aereo libanese.  L’hanno fatto apparentemente all’insaputa degli americani, o almeno al Pentagono, che alle prime notizie ha fatto una dichiarazione ufficiale: “il Dipartimento della Difesa non sta conducendo attacchi aerei in Siria”, ha detto il Pentagono a Reuters in una dichiarazione. “Tuttavia, continuiamo a guardare da vicino la situazione e sostenere gli sforzi diplomatici in corso contro i responsabili che usano armi chimiche, in Siria o in altro modo“.
Notevole come poche ore prima   dell’attacco,  governanti israeliani erano già entrati nel pieno delirio, incitando al sangue gli americani e  lo stato ebraico  allo sterminio, prendendo come scusa  l’inesistente attacco al cloro di Goutha.  “Assad è l’angelo della morte, il   mondo sarà migliore senza  di lui”, così Yoav Galant,  ministro dell’edilizia (ossia il costruttore degli insediamenti illegali) ed ex generale. Gilad Erdan, ministro degli affari strategici,ha incitato gli americani ad aumentare il loro intervento in Siria. Anche Isaac  Herzog, il caspo dell’opposizione (Sic), ha incitato Washington a “attuare azioni militari decisive” contro la Siria.  Una frenesia che rivela la  “narrativa ebraica” nell’inesistente attacco al gas di Goutha, ma rivela, ancor più, il pericoloso stato d’animo a cui l’intero Israele è in preda – governanti e governati. Lo ha  già segnalato con allarme il giornalista Gideon Levy.
A  Gaza, sedici morti ammazzati un giorno, 10 l’altro, migliaia di feriti da colpi d’arma da fuoco. Ma la Goracci – e l’intera Rai –  non piange sulla strage che gli israeliani stanno perpetrando contro i palestinesi di Gaza, da giorni ormai. La Goracci piangeva sui bambini  di Aleppo e di Goutha, facendo i suoi servizi da Istanbul, piuttosto distante dal terreno.  La Rai non l’ha mandata a Gaza.  Ci sono  altri giornalisti a Gaza, di tutt’altro genere, inglesi  ed anche ebrei, che raccontano da testimoni oculari.

Dum-dum contro i manifestanti  inermi

Raccontano tanto che Youtube ha censurato in 28 paesi il  video  in cui Max Blumenthal ha documentato  dal vivo le  violenze dei soldati ebraici: violenze di una crudeltà estrema e deliberata,volta a storpiare ed invalidare per sempre  i sopravvissuti.  Blumenthal  li ha accusati di usare proiettili dum-dum, che si frammentano dentro il corpo  – sono armi vietate anche negli eserciti, e Giuda le usa contro  manifestanti civili. I  comandi israeliani hanno dapprima risposto con un tweet quasi incredibile: “tutto vien condotto in modo accurato e misurato, sappiamo dove finisce ogni singolo proiettile”. Poi hanno cancellato il tweet ed operato tramite lobby per far censurare il video  su YouTube. La ADL (Anti-Defamation League  of B’nai B’rith, storico braccio della lobby israeliana) ha creato due gruppi di sorveglianza  per bloccare  la verità su Israele sterminatrice, lo “Anti-cybergate working group”, contro “i messaggi d’odio sui social“   (li chiama così anche la Boldrini),  e il Programma Trusted Flagged  per sopprimere le notizie sgradite da  YouTube.
https://www.adl.org/news/article/about-adls-work-combating-cyberhate-and-countering-violent-extremists-online
Ovviamente Facebook, appena sono cominciati le manifestazioni a  Gaza,  ha subito cancellato gli account  di quasi tutti i militanti palestinesi in grado di riferire, in inglese o altra lingua occidentale, quel che sta avvenendo. Il governo israeliano ha lodato la buona volontà di Facebook: ha risposto favorevolmente “al 95% delle richieste” di censura negli ultimi quattro mesi.  Lo ha rivelato il giornalista Green Greenwald , che  no,  non è Goracci.
https://theintercept.com/2017/12/30/facebook-says-it-is-deleting-accounts-at-the-direction-of-the-u-s-and-israeli-governments/
Jonathan Cook, giornalista britannico che riferisce da Nazaret, ha elencato “qualche esempio” recente in cui l’esercito israeliano ha coperto i suoi crimini  e le sue crudeltà gratuite con menzogne.  Parla di “un bambino, che era stato orribilmente ferito dai soldati, ed è stato  successivamente  arrestato per indurlo,  terrorizzandolo, a firmare una falsa ammissione che  s’era ferito in un incidente con la bicicletta.   Un uomo sparato a bruciapelo, poi picchiato selvaggiamente da una banda di militari e lasciato morire dissanguato, è stato fatto passare come morto per inalazione di gas lacrimogeno.
Ai primi di marzo, “ufficiali israeliani hanno ammesso   davanti a un tribunale militare che l’esercito aveva picchiato e bloccato un gruppo di giornalisti palestinesi come parte di una politica esplicita di impedire ai reporter di coprire gli abusi commessi dai suoi soldati.
Juliano Mer-Kamis, attore ed attivista, che nonostante le sue origini arabo-cristiane entrò volontario nell’armata israeliana come parà, ha raccontato che negli anni ’70 era stato incaricato di portare “un borsone pieno di armi”  nelle incursioni al campo profughi di Jenin. Quando i soldati uccidevano donne o bambini palestinesi, egli piazzava un’arma presa dal borsone accanto al corpo. Una volta, quando   dei soldati giocando con un lanciarazzi a spalla spararono contro un asino e la dodicenne che lo cavalcava,  a Meir-Khamis fu ordinato di mettere degli esplosivi sui loro resti.
Tutto ciò già avveniva, sottolinea Cook, molto prima che scoppiasse la rivolta di massa e semi-permanente dei palestinesi contro i  loro carcerieri e torturatori, anche risale agli anni ’80.  Fino a pochi anni fa,  prima dei social,  le documentazioni filmate delle atrocità giudaiche contro la popolazione erano  descritte ai giornalisti esteri dal  governo israeliano come “Palliwood”, la Hollywood dei palestinesi. Ora  è un po’ più difficile. Diventa sempre più chiaro il metodico svilupparsi della narrativa ebraica  sulle atrocità. Esempio: ancora ai primi di marzo  Mohammed Tamimi, 15 anni, è stato strappato dal suo letto da un raid notturno dell’esercito israeliano. Perché?   “Nello scorso dicembre, il ragazzino  i soldati israeliani gli avevano sparato al volto durante un’invasione del suo villaggio di Nabi Saleh. I medici gli hanno salvato la vita, ma gli è rimasta una testa deforme e una sezione del cranio mancante”.
Momamed Tamimi, 15 anni. Lo hanno arrestato per fargli firmare che lo ha ridotto così un incidente di bicicletta.
Il glorioso Tsahal voleva far sparire Mohammed che con le sue deformità era diventato un atto d’accusa vivente della loro crudeltà. La cosa  era diventata nota a livello internazionale perché la cugina di Mohamd, la sedicenne Ahed Tamimi, ha schiaffeggiato in diretta video uno dei soldati  che erano entrati in casa sua. Bionda e graziosa,   Ahed è diventata  virale sui social come eroina-bambina della resistenza palestinese. Da qui in poi, la “narrativa ebraica”  s’è imballata.  S’è saputo che Michael Oren, vice-ministro Esteri (ha doppia cittadinanza americana), aveva costituito una commissione segreta   per cercare di dimostrare che Ahed era in realtà un’attrice pagata, come del resto tutta la sua famiglia, per proiettare una cattiva immagine di Sion. Mentre Ahed  è stata sbattuta in galera  – in un tribunale militare –  come “terrorista” e provocatrice, il cugino Mohamed, benché ancora  malato grave, è stato sequestrato, trascinato in cella e sotto posto agli interrogatori terrorizzanti per fargli firmare (!) una confessione che la sua faccia era stata ridotta così non dai fucili d’assalto di Sion, ma perché caduto dalla bicicletta.  Ai genitori è stato negato di vedere il piccolo prigionieri;   anche l’accesso di un avvocato è stato negato. Altri parenti del ragazzino sono stati sequestrati, sempre con l’accusa di terrorismo. Yoav Mordechai, il generale responsabile delle attività (repressive) israeliane nei territori occupati, ha dichiarato ai media israeliani che  le ferite di Muhammad erano “fake news”, parte di una  “cultura della menzogna e dell’istigazione” palestinese. Ciò, nonostante che tutta la documentazione ospedaliera, comprese le scansioni cerebrali, oltre a testimoni oculari, confermino che il ragazzino è stato  colpito al volto da proiettili israeliani. In realtà scrive Cook, “sono centinaia i bambini sulla linea di produzione di incarcerazione israeliana  che  ogni anno devono firmare  confessioni – o patteggiamenti  – come quello fatto firmare a Muhammad, per ottenere riduzioni della pena di carcere; dai tribunali con tassi di condanna quasi del 100%.”.  Similmente, la ripresa  video mandata in onda da CCT h dimostrato la falsità diffusa da Israele sulla morte di  Yasin Saradih, 35 anni, sparato a bruciapelo durante un’invasione di Gerico, poi ferocemente picchiato dai soldati mentre giaceva ferito e lasciato morire dissanguato; avevano detto appunto che era morto per i gas inalati.  Del resto, Amnesty International ha denunciato, non più tardi dello scorso  febbraio, “ che molte delle decine di palestinesi uccisi nel 2017 sembrano essere  stati  vittime di esecuzioni extragiudiziali”.

“Stuprare Ahed!”

EAhed Tamimi?  Presa da casa sua alle 4 del mattino e  ammanettata, è in un carcere militare, viene sottoposta ad interrogatori in cui i  militi   le dicono: “Sei bionda, hai gli occhi azzurri”,con un tono che  ha fatto scrivere alla sua avvocata, Gaby  Lasky,  una nota diretta al Ministero della Giustizia  per avvertire che questo poteva preludere al peggio. Di fatto, l’idea di stuprare la ragazzina corre sui media israeliani suscitando un vero delirio erotico  mescolato  all’odio razziale. Ha cominciato Ben Caspit, importante giornalista israeliano, su JJSNews, che si definisce “il primo sito israeliano in lingua francese in termini di audience”, a buttarla lì. “Quanto alle ragazze di Nabi Salah (il villaggio di Ahed Tamimi), il prezzo dovrebbe essere percepito  in un’altra occasione,  nel buio, senza testimoni né telecamere”.  I commenti  dei lettori, diluviali, coprono tutto il campo delle più estreme fantasie sessuali di cui dispone al narrativa ebraica; per  lo più irriferibili.

Ci limitiamo ad  alcuni, diciamo, i più argomentati: “Il possesso delle donne del nemico vinto è una regola assoluta!” – “Sì, è solo una minima punizione rispetto alle   loro male azioni! Hanno osato   sfidare Tsahal, Sì, violarle!”. “Sono d’accordo con Ben Caspit, bisogna violentarle   senza testimoni e telecamere”. Ciò ha indotto il giornalista Maxime Vivas, che scrive sul  giornale online (comunista…) La Grand Soir, a spulciare altri articoli del “primo sito israeliano in lingua francese”  – ed ha notato l’uso impune di un linguaggio che  sarebbe bollato come antisemita e persino nazista se lo usassero i goy.  “Una shoah per i palestinesi” (Matan Vilnaï,  viceministro per la Difesa, 2008..): ha detto Shoah.  la “Pulizia Etnica dei cittadini   arabi  in Israele  è stata  preconizzata dal ministro Avigdor Liberman,  ha detto proprio etnica”. Il vicesindaco di Gerusalemme  ha  definito i palestinesi “animali” (sappiamo che lo dice il Talmud), il ministro della istruzione Neftali Bennet, a proposito della sedicenne Ahed: “Dovrebbe finire i suoi giorni in  prigione”.
Il tipico, equilibrato senso di giustizia ebraico. Gideon Levy riporta che mentre “i cecchini dell’esercito israeliano  abbattono dei manifestanti come se si trovassero al poligono di tiro, sono salutati dai media e dalle masse con concerti di giubilo. E’ ciò che la nazione chiede, e che sa ottenendo.  Anche se i soldati uccidono centinaia di manifestanti a Gazza, Israele non  farà una  piega”.   Levy giunge a dire che la stessa posizione di Netanyahu si sta rafforzando perché questo massacro  “realizza i loro desideri. Ciò che vogliono, è il sangue e le espulsioni” degli immigrati africani.  “Quelli di Gaza e gli eritrei sono una sola ed unica cosa”; scrive: “dei sub-umani. Non hanno alcun diritto e la loro vita non vale nulla”.  Il titolo di Gideon Levy, solitario eroe della verità,   oggi il giornalista più odiato in Israele, è: “Non è Netanyahu. E’ la nazione”.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-this-is-the-nation-1.5976946
E’ la nazione ebraica che è preda della sua sete di sterminio, di eliminazione fino all’ultimo superstite nemico immaginario.
Come sappiamo, questa  fame di sterminio è   coltivata e raccomandata nella Torah, dall’ordine di cancellare “la memoria di Amalek da sotto il cielo”  (Deuteronomio  25, 19) al Libro di Ester: dove questa concubina di un re persiano lo manipola fino al punto da fargli firmare un editto imperiale che permette agli ebrei – minacciati da un primo ministro inventato, Haman,  prototipo di antisemita –  di far impiccare Haman,e (su richiesta della concubina insaziabile) i suoi dieci figli; gli ebrei “esultano di gioia e poi si abbandonano a un tremendo eccidio nei confronti dei loro nemici, non solo cittadini comuni, ma anche governatori e satrapi delle province: il massacro si scatena a Susa e nelle altre città persiane e travolge anche i dieci figli di Haman, che vengono a loro volta appesi al patibolo. Assuero chiede ad Ester che cosa possa fare ancora per lei, e la donna gli chiede un altro giorno di tempo, affinché le stragi possano proseguire: il terrore di pagani è così grande che molti di essi decidono di convertirsi al giudaismo per il terrore della morte”.  Gli ebrei celebrano la strage  dandosi all’ubriachezza “fino a non distinguere più chi è Haman (il nemico) e chi Mardocheo (il loro eroe sterminatore)”. Insomma tanto da affondare nella sbornia la coscienza.   E’ questa l’origine della festa di Purim: una festa del vino nuovo celebrata da tanti popoli mediterranei, che nell’ebraismo diventa una festa dello sterminio. https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=42394
Bisogna riconoscerlo.
Ogni volta che gli ebrei hanno “comandato nel mondo”- per  lo più da dietro, come suggeritori della superpotenza dell’epoca – hanno   esercitato il loro potere  come genocidio.  Dalla persecuzione di Nerone (“gestito” dalla giudaizzante Poppea) che ha  sterminato   migliaia di  cristiani con raffinata crudeltà, fino alla strage di Mamilla  614, quando Gerusalemme fu conquista dai Sassanidi . Costoro  – grati perché gli ebrei di Babilonia   li avevano aiutati a vincere i bizantini – lasciarono che gli ebrei governassero  sulla città (“Regno  ebraico di Gerusalemme”, 6014-619), ed essi come prima azione  del loro ritrovato potere fecero quel che un testimone oculare descrisse così: «Gli ebrei riscattarono i cristiani dalle mani dei soldati persiani, pagando un alto prezzo, e li massacrarono con grande gioia alla Piscina di Mamilla, che si riempì di sangue». Gli ebrei fecero strage di 60.000 cristiani palestinesi solo a Gerusalemme. La popolazione del mondo era allora di circa cinquanta milioni di persone, un centesimo della popolazione attuale.  Nel 1915,  quando i Giovani Turchi (ossia i laicisti cripto-giudei Dunmeh) presero il potere  sull’impero ottomano con un colpo di Stato, organizzarono anzitutto  il genocidio degli armeni, i quali per gli ebrei  (anche quelli “ortodossi”)  erano “Amalek di questa generazione”, da cancellare totalmente:  e furono, in pochi mesi, quasi due milioni di morti. http://www.storiainrete.com/10206/rassegna-stampa-italiana/i-giovani-turchi-la-massoneria-gli-armeni-le-ragioni-dellodio/
Donne armene crocifisse (a Deir Ezzor) durante il governo della giunta Dunmeh.


La rivoluzione bolscevica come instaurazione del “paradiso il terra” giudaico è stata completamente lumeggiata ad Solgenitsin (Due secoli insieme) e da Gianantonio Valli (Giudeobolscevismo):  ebrei erano i capi bolscevichi,  nella polizia politica entrarono mezzo milione di ebrei, ebrei furono i grandi gestori dei campi di concentramento. Il risultato fu quello che  “dell’impresa bolscevica non resta e non resterà altro che un  immenso mucchio di cadaveri torturati, l creazione inaugurale del totalitarismo,il pervertimento del movimento operaio internazionale, la distruzione del linguaggio  e la proliferazione nel pianeta di una quantità di regimi di schiavitù sanguinaria” (Cornelius Castoriadis)
Giudeobolscevismo
Opere del regime giudeo-bolscevico.

sabato 7 aprile 2018

SIRIA - Ci è passato l’anglo-sionismo

SIRIA

ONORE A YASSER MURTAJA! MARTIRE DELLA VERITA' E DEL GIORNALISMO, ASSASSINATO DA ISRAHELL!

Yasser Murtaja era un reporter dell'Agenzia Al-Ayn (L'Occhio), un gruppo di coraggiosissimi giornalisti della Striscia di Gaza.

Come aveva già fatto la settimana scorsa, si era recato a documentare il secondo venerdì di manifestazioni della popolazione del ghetto assediato da israhell, sapendo benissimo quel che avrebbe rischiato.

Mentre si trovava vicino a Khuza'a, nel Sud della Striscia, é stato colpito da un cecchino sionista.
Ovviamente non stava "tirando sassi" né "bruciando copertoni" (come se queste cose giustificassero l'omicidio a sangue freddo).

E' morto poche ore dopo.

Yasser Murtaja voleva che il pubblico conoscesse il più precisamente possibile le atrocità di Tel Aviv e fedele alla sua missione fino all'estremo l'ha adempiuta fino a dare la vita proprio a causa di quelle atrocità.

Egli é un martire dell'informazione e costituisce un esempio di cui chiunque si occupi di comunicazione e giornalismo non potrà non considerare come modello e fonte di ispirazione.
PERCHE' NESSUN CONTROLLO SIONISTA DEI MASS MEDIA PUO' SOFFOCARE LA VERITA', la Verità a cui anche chi scrive ha deciso di consacrare la propria vita e la propria opera.

lunedì 2 aprile 2018

Il Presidente libanese Michel Aoun: "Il giogo sionista sui luoghi santi cristiani offende e soffoca il loro valore spirituale!"


Il Presidente Michel Aoun
, in un messaggio augurale inviato ai Cristiani che festeggiano oggi la Pasqua ha espresso la speranza che, come il Cristo si é sacrificato per salvare l'Umanità e poi é Risorto, nel prossimo futuro si potrà assistere alla salvezza e alla resurrezione del Libano.

"Celebrando la vittoria di Cristo sulla morte, ci permettiamo di augurare una resurrezione anche per la nostra patria", ha articolato l'Ex-generale visitando il Cardinale Al-Rai a Bkirki.

Ma Aoun ha anche accennato alle sofferenze dei Cristiani di Palestina, aggiungendo:


Il controllo sionista dei siti sacri cristiani a Gerusalemme offende e soffoca lo spirito che dovrebbe emanarsi da essi verso tutti i Cristiani del mondo; speriamo che la Chiesa del Santo Sepolcro non debba ancora troppo a lungo soffrire questo giogo umiliante".