sabato 2 gennaio 2016

Il Vitalizio - garanzia democratica prevista dai Padri della Costituzione

(inviato ai parlamentari di Camera e Senato - 01/01/2016)

Cari Signori,

vado contro corrente rispetto all'irrazionale senso comune inoculato nelle menti degli italiani, ma da cittadino pensante ritengo che debba almeno aprirsi un dibattito concreto e razionale su questa spinosa questione liquidata con slogan da ragazzini e frasette da twitter tanto cari al "grande statista" che ci governa.

L'argomento è un tabù molto difficile da mettere sul tappeto di una discussione serena. La campagna mediatica truffaldina messa in piedi contro questa istituzione di garanzia per l'indipendenza di parlamentari e senatori è stata devastante e diabolica quanto efficace.

Personalmente da cittadino non me la sono mai bevuta, come non mi sono bevuto tutte le altre nefandezze di questi ultimi anni, ma ho sperato che  prima o poi qualche voce in difesa di quella istituzione, voluta non a caso dai Padri della nostra Costituzione, si levasse contro una macchina del fango attivata magistralmente per mezzo di pochi esempi scandalosi.

Lo scopo e il risultato della castrazione del vitalizio è chiaramente visibile ora, anche se nessuno ne parla in questi termini finanche banali: Parlamento e Senato sono infatti schiavi anche per questo di un governicchio di  giovanotti e femminelle, spesso senza alcuna esperienza amministrativa, agli ordini di eminenze grigie che tutto fanno fuorchè gli interessi dei cittadini.

Il ripristino del vitalizio come inteso in origine dalla Costituzione,  opportunamente regolamentato per evitare storture e abusi, sarebbe un primo passo verso il riacquisto di un minimo di indipendenza nelle scelte dei deputati, i quali dovrebbero rendere conto ai cittadini che li hanno eletti, prima di obbedire supinamente agli ordini di scuderia impartiti dai luogotenenti di partito.

E' chiaro che ora, in caso di "insubordinazione", l'onesto deputato si vedrebbe negata la nomina di partito (altra aberrazione) alle elezioni seguenti.
E senza una corretta istituzione del vitalizio, potrebbe banalmente trovarsi per la strada senza lavoro e quindi senza alcuna forma di sostentamento per sè e per la propria famiglia. Questo per avere servito lo Stato, anche solo per un paio d'anni di legislatura. Certo non è il caso di tutti, la realtà è più complessa, altri tipi di interessi, ma per molti è così.

Chissà perché questa legislatura arriverà sicuramente a fine mandato.
Ovviamente a meno che le Mafie Finanziarie di Stato e Internazionali non decidano diversamente come già successo.

Anche il forzato ringiovanimento della classe politica va in questa direzione: per un giovane parlamentare il vitalizio/pensione come è stato ridotto ora è tra le altre cose molto più distante nel tempo. Risultato: parlamentari ancora più vincolati e manovrabili, e per di più inesperti.

Accentramento del potere, meno democrazia e diritti per i cittadini, ma meno diritti anche per quelli che dovrebbero rappresentarli.

Chi decide di impegnarsi in politica di solito lo fa come prospettiva di vita. L'impegno che ne segue è grande e non dovrebbe essere compatibile con altre attività lavorative. Chi lascia un lavoro o sacrifica una carriera per servire i cittadini nella politica dovrebbe essere tutelato nel caso non venga rieletto a meno di colpe e inadempienze manifeste.
La cosa andrebbe regolamentata, niente cumuli, tutto andrebbe finalizzato a rendere disponibile al "politico di professione" (non è una parolaccia!) un reddito decente che gli permettesse di continuare ad occuparsi di politica anche se non rieletto. Non era così prima del regime?
Furbi e disonesti ce ne saranno sempre come in tutti i campi, la perfezione non è di questo mondo, ma non è questo il punto.

E per il M5S, che "strana" idea una legislatura e poi via. Avremo sempre parlamentari inesperti ad ogni nuova legislatura?! Qual'è la vera ragione di una simile regola? A me viene un sospetto...

E sempre per il M5S, nobile atto quello di devolvere parte della retribuzione a favore di un fondo per le PMI. Ma quanto sarebbe più utile impiegare quelle risorse ed altre ancora per creare un canale di informazione, magari una radio nazionale, al fine di trasmettere un'informazione diversa da quella preconfezionata, distorta e sterilizzata propagandata ora solo da mezzi totalmente asserviti al regime. E per favore, non continuate a dire che la "rete" è un canale di informazione. Parliamo di giornali radio quotidiani, di inchieste, approfondimenti e dibattiti fruibili giornalmente e puntualmente da tutti. Queste cose meriterebbero peraltro tutte un finanziamento pubblico, altro che canone per la RAI in bolletta! L'informazione sta alla base della democrazia.
Il cittadino ha il diritto di ricevere un'informazione da tutte le forze dell'arco costituzionale rappresentate in Parlamento. Questa è libertà di informazione. Questo è quello che non vuole il regime.

Il governicchio attuale si regge in piedi in parte anche proprio sul comprensibile timore dei nominati eletti di perdere banalmente la fonte di reddito. Detto niente eh?! Semplice ed efficace.
Questo meccanismo agisce sicuramente per il PD e per certa parte delle opposizioni. Non parliamo ovviamente dei vari capi e luogotenenti di partito, loro cadrebbero sempre in piedi e a loro questa situazione va benissimo così com'è per mantenere il controllo su Parlamento e Senato.

Oggi non è più il Parlamanto che promuove le leggi ma il governicchio arrogante e manovrato che le sottopone al parlamento per una coercitiva approvazione. Tutto al rovescio!

Questo deve finire. Il ripristino del vitalizio è un primo passo da compiere. Il costo del ripristino del vitalizio come inteso dai Padri della Costituzione è infinitesimo nel bilancio dello Stato rispetto all'enorme costo di una politica asservita come ora agli interessi di una Mafia di Stato Finanziaria a sua volta legata a doppio filo alla Mafia Finanziaria Internazionale.

Detto questo, rimango comunque pessimista sulla possibilità di tornare ad una più consona rappresentatività democratica nelle istituzioni italiane. Il regime ormai instaurato non lo permetterà facilmente e gli italiani purtroppo "dormono". E' per questo che serve informazione.

La Costituzione e le regole fondamentali della Democrazia vengono modificate da un governo illegittimo imposto con un tradimento ai danni del Popolo e senza passare per elezioni. E il "Popolo" dorme!

Non avrei mai pensato che un regime simile avrebbe potuto instaurarsi in Italia con la connivenza anche di quella sottospecie di intellettualoidi che si sono sempre stracciati le vesti in altre occasioni molto meno gravi e ora tacciono.

Il Fascismo è salito al potere nello stesso modo, anzi forse ora è anche peggio. All'epoca almeno esisteva un Senato di nomina regia e pertanto teoricamente un Senato non fascista.

Per chi non comprende o non vuole comprendere, buon sonno della ragione. La Storia lo ricorderà per quello che è stato.

Francesco Gardini

domenica 15 febbraio 2015

"La scelta è tra me o Al-Qaeda: avrete la jihad sulle vostre coste". La profezia di Gheddafi che si realizza

La scelta è tra me o Al-Qaeda: avrete la jihad sulle vostre coste. La profezia di Gheddafi che si realizza

Il governo Renzi della post-democrazia ci annuncia un intervento militare per mezzo stampa, scavalcando il Parlamento



Il ministro degli esteri Gentiloni e il ministro della difesa Pinotti ormai parlano apertamente di intervento in Libia. "L'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l'Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente", ha dichiarato la Pinotti in un'intervista al Messaggero. A Sky Tg 24 il ministro degli esteri aveva dichiarato: “L’Italia è pronta a combattere”. Quindi il governo Renzi ci sta annunciando l'entrata in guerra del nostro paese per mezzo stampa e senza passare per il Parlamento. Ma, del resto, nella post-democrazia di Renzi dichiarare guerra sarà più facile. Come vi avevamo scritto:
In Italia sarà più facile dichiarare lo stato di guerra con la riforma del Senato. L’allarme è stato lanciato dalla Rete Italiana per il Disarmo che evidenzia come la riforma istituzionale voluta dal governo Renzi, contenga anche la modifica dell’articolo 78 della Costituzione che recita: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.
La revisione dell’articolo 78 si rende necessaria per effetto della trasformazione dell’attuale Senato in Camera delle autonomie, un’assemblea non elettiva. Con tale modifica anche consiglieri regionali e sindaci avrebbero ottenuto  il potere di decidere dello stato di guerra del Paese e si è quindi deciso di escludere il Senato dalla deliberazione prevista dall’art. 78. Il risultato è che la decisione dello stato di guerra viene attribuita alla sola maggioranza semplice.
E quindi ci apprestiamo ad un intervento, dimenticando come a determinare il caos di oggi in Libia è stato il nostro intervento precedente. E, a catastorfi create, il governo Renzi vuole sommare altri drammatici errori in un paese distrutto dalla miopia (nella migliore delle ipotesi) della visione della Nato in politica estera. Era il 2011 e l'allora (per pochi medi ancora) presidente della Libia Gheddafi lanciava questo allarme: Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo, che in pochi hanno colto, ma che letto ora suona come l'epitaffio di un'organizzazione (l'Alleanza Atlantica) che serve oggi solo per il disordine mondiale. Serve a creare, in altri termini, nuovi problemi drammattici, dei quali poi si propone come soluzione per poi scoprire che ha creato una situazione ancora più drammatica di quella precedente. E così via...
Lei agita lo spettro della minaccia islamica...
«Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c'è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».
Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore...
«Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l'Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».
E, infine, in una bella intervista su Stato e potenza, il direttore di Scenari Internazionali Andrea Fais spiega bene le responsabilità dell'occidente nella distruzione attuale della Libia. Ex alleati nella deposizione di Gheddafi che ora si vuole combattere: il leit motiv ricorrente di una classe politica occidentale che ha sbagliato ogni scelta (e non era facile se ci pensate) era possibile sbagliare negli ultimi quattro anni. Qualcuno fermi, quindi, Gentiloni e Pinotti, non proprio due statisti in grado di gestire gli eventi drammatici che la Nato ha creato a pochi chilometri dalle nostre coste.
In primo luogo, quali sono le cause del forte e crescente successo dell’ISIS in Libia?
Credo che non si possa parlare di un vero e proprio successo per quanto riguarda l’ISIS in Libia. Se non altro, non in termini militari. L’intera rete terroristica di al-Bagdadi ha piuttosto riempito tutti quei grandi spazi di manovra e quei “buchi neri” creati da quattro anni di guerre civili e destabilizzazioni. Delegittimati dall’Occidente, forse spiazzato di fronte all’emergere di proteste popolari nel mondo arabo, i sistemi non-confessionali governati da Ben Alì, Gheddafi, Mubarak e Assad hanno incontrato enormi difficoltà nel contrasto alle fazioni oppositrici, tanto che solo la Siria ha finora saputo resistere all’avanzata del jihadismo. Col sostegno economico e logistico dell’Arabia Saudita e del Qatar (per altro in competizione anche tra loro), i tanti gruppi che compongono la galassia dell’Islam politico hanno potuto agire indisturbati per troppo tempo. La Libia è un Paese in guerra dal marzo 2011 e il caos venutosi a creare sin dall’avvio dell’operazione NATO Odyssey Dawn ha creato le condizioni ideali per molti “signori della guerra”: vecchi arsenali completamente incustoditi, giacimenti petroliferi abbandonati e strumentazioni logistiche lasciate sul terreno dalle milizie di Gheddafi, ormai sconfitte. La posizione strategica della Libia nel cuore del Mediterraneo meridionale ha fatto e sta facendo il resto.
[...]
Quali responsabilità ha l’Occidente in tutto questo, a partire dal 2011?
Non solo l’Occidente, ma anche la Turchia e Israele hanno, a vari livelli, notevoli responsabilità. Ad eccezione della Germania, che fu certamente il più lungimirante tra i Paesi europei, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia interpretarono – stravolgendone di fatto il dettato – la no-fly zone votata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU alla stregua di un mandato di guerra. Sebbene vi siano ancora incertezze sull’effettiva presenza a terra di truppe della coalizione NATO, i raid aerei e navali hanno colpito indistintamente numerosi siti civili e militari, ben oltre i semplici depositi aerei previsti al fine di impedire il sorvolo all’Aviazione libica.
Destino analogo sarebbe toccato alla Siria, se la Russia e la Cina col loro veto non avessero impedito in sede ONU una nuova, e ancor più pericolosa, missione militare della NATO. Tuttavia, nel caso siriano, da un lato Ankara ha consentito il transito di miliziani islamisti sul proprio territorio portando nel 2013 il Paese ad un passo dalla guerra aperta con la Siria, dall’altro Tel Aviv ha colpito a più riprese Damasco con la propria Aviazione. Egemonia regionale, “umanitarismo”, alture del Golan ecc. … Quali che fossero i vari motivi geopolitici della contesa, la guerra dei nervi condotta contro Assad è diventata ogni giorno più assurda e illogica, e ha portato soltanto tragedie.
"Destino analogo sarebbe toccato alla Siria", se Russia e Cina non avessero impedito con il loro veto all'Onu l'attuazione della politica Nato che ha distrutto la Libia. Assad è sempre stato un bastione contro il terrorismo e il fondamentalismo islamico e non a caso gli Stati Uniti e la Nato hanno cercato in tutti i modi di deporlo, finanziando (con Arabia Saudita e Qatar) e creando l'ISIS. Non azioni unilaterali annunciate ai media scavalcando il Parlamento, quindi, ma un'azione condivisa nelle Nazioni Unite è l'unica soluzione oggi possibile dopo i disastri occidentali in Libia, dove, nessuno lo ricorda, si è realizzata esattamente la profezia di Gheddafi del marzo 2011. Nei seggi permamenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, questa è la fortuna dell'Italia e degli altri paesi dell'Alleanza Atlantica, ci sono nazioni con una visione più lungimirante di quella della Nato. 
Fonte: L'Antidiplomatico  http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10581