lunedì 2 aprile 2018

IL PROBLEMA NON È EUGENIO SCALFARI MA L’UOMO JORGE MARIO BERGOGLIO CARENTE DI PRUDENZA ED EQUILIBRIO MENTALE, CHE PERÒ POTRÀ ESSERE UGUALMENTE UN PREZIOSO STRUMENTO DELLA GRAZIA DI DIO

Tra le varie manifestazioni di grave imprudenza del Sommo Pontefice Francesco I v’è anche l’ostinazione senile a perseverare testardamente ad interloquire con un soggetto pericoloso come Eugenio Scalfari, costringendo poi gli organi ufficiali della Santa Sede a fare la pubblica figura degli utili idioti quando non potendo essi affermare che la Chiesa oggi è in mano ad un perfetto imprudente ed incosciente, si arrampicano sugli specchi per spiegare che l’interlocutore non ha ben compreso, o che quell’incontro era solo un colloquio privato e non un’intervista. Ebbene domando, Signori degli organi ufficiali della Santa Sede: ritenete — beninteso è solo un esempio accademico! —, che dinanzi ad un monarca più pazzo di Re Giorgio III di Hannover, la cosa migliore da farsi sia forse quella di prendere in giro il popolo spiegando ad esso che sono gli altri ad avere equivocato, mentre questi si presentava saltellando vestito della sola camicia da notte bianca nella sala del trono a ricevere i più alti dignitari della Camera dei Lords in visita ufficiale?
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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo
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amicizie pericolose …
Liutprando vescovo di Cremona, agli inizi del X secolo, nel suo De rebus gestis Ottonis Magnis Imperatori, riporta una frase attribuita a questo famoso monarca che sul giovane Pontefice Giovanni XII [Roma 937 – Roma 964], eletto al sacro soglio nell’anno 955 all’età di appena diciotto anni, ebbe a dire:
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«Puer inquid, est, facile bonorum immutabitur exemplo virorum, che tradotto significa: «Il Papa è ancora un ragazzo e si modererà solo con l’esempio di uomini nobili» [testo originale leggibile QUI]
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Da allora ad oggi sono trascorsi più di mille anni, ma ogni tanto la storia riserva delle strane sorprese, ed in modi diversi nella forma, simili però nella sostanza delle diverse persone, purtroppo si ripete. E, come ci insegna la sapienza greca, se l’epico inizio è stato segnato dalla nobile tragedia, la fine — o come nel nostro caso ecclesiale ed ecclesiastico la decadenza irreversibile — è segnata invece da quella satira che tutto quanto annega nel ridicolo. Detto questo preciso: chiunque intenda dissentire da questo dato di fatto, non se le prenda con me, ma con la storia greca, i greci e la loro letteratura. Io mi sono limitato soltanto a riportare un dato di fatto che nessuno studioso che sia veramente competente e serio può in alcun modo negare e smentire.
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Così, nella satira in cui ormai siamo sprofondati, siamo stati scossi proprio all’inizio del Triduo Pasquale  dalle parole pubblicate dal fondatore del quotidiano La Repubblica, che ha attribuito al Sommo Pontefice Francesco I delle espressioni che toccano il cuore stesso del mistero della salvezza:
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«Santità» ― domanda Eugenio Scalfari ― «nel nostro precedente incontro lei mi disse che la nostra specie ad un certo punto scomparirà e Dio sempre dal suo seme creativo creerà altre specie. Lei non mi ha mai parlato di anime che sono morte nel peccato e vanno all’inferno per scontarlo in eterno. Lei mi ha parlato invece di anime buone e ammesse alla contemplazione di Dio. Ma le anime cattive? Dove vengono punite?». A questa domanda il Sommo Pontefice avrebbe risposto: «Non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici» [vedere testo, QUI, QUI].
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Pure il più superficiale conoscitore del Catechismo della Chiesa Cattolica capisce che in questa risposta sono racchiuse gravi eresie non formali ma sostanziali. Poco dopo la diffusione del testo — con tutto ciò che questa notizia ha comportato e scatenato nella giornata del Giovedì Santo — giunge la smentita della Santa Sede:
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«Il Santo Padre Francesco ha ricevuto recentemente il fondatore del quotidiano La Repubblica in un incontro privato in occasione della Pasqua, senza però rilasciargli alcuna intervista. Quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre» [ testo ufficiale QUI].
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Caravaggio: flagellazione di Cristo alla colonna nel pretorio di Pilato
Pacifico il fatto che la toppa è peggio dello strappo, dato che l’ennesima sberla è giunta comunque sulla faccia dei Christi fideles all’inizio del Triduo Pasquale, mentre il Sommo Pontefice è impegnato in quello che ― e lo dico senza irriverenza ― potremmo definire come il teatrino ideologico bergogliano meglio noto come la sciacquata dei piedi in carcere, fatta indistintamente a uomini e donne, cristiani e non cristiani. Su questo teatrino non intendo ripetermi, ne ho già scritto in passato ed in toni tutt’altro che ironici [vedere articolo QUI]. Basti infatti ricordare che in questo giorno santo, noi presbiteri, festeggiamo la istituzione del Sacerdozio e della Santissima Eucaristia; anche se questo giorno è stato ormai mutato dal Pontefice regnante nel tripudio bergogliano della pedicure al carcerato.
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Reputo purtroppo inutile ricordare al Sommo Pontefice ― che come scrissi di recente non è neppure una psicologia provinciale, poiché appartenente a quella sotto-categoria del provincialismo che è il quartieralismo [vedere articolo QUI] ― che questo gesto contenuto nel Vangelo del Beato Apostolo Giovanni acclamato proprio nella Missa in Coena Domini [cf. Gv 13, 1-15], dal Cristo Signore è compiuto sugli Apostoli scelti come Sacerdoti della Nuova Alleanza e come ministri dispensatori e custodi della Santissima Eucaristia.
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Caravaggio: Cristo coronato di spine
E mentre pel gaudio dei membri del Partito Radicale, nella logica dei quali non sussiste il concetto “povere vittime dei reati”, bensì “poveri carcerati che i reati li hanno commessi” — il tutto secondo la stessa diabolica logica del “povere donne che hanno abortito”, mai invece “poveri bambini uccisi dalle loro madri con l’aborto” —, il Sommo Pontefice ha di nuovo ignorato che nella sua stessa Diocesi di Roma vi sono Vescovi e Presbìteri anziani, infermi e gravemente ammalati, che hanno trascorso le loro esistenze a servire la Chiesa di Cristo e ad essere fedeli dispensatori dei Sacramenti di grazia. Alcuni sono ricoverati in ospedale, altri vivono in strutture clinico-geriatriche perché non più autosufficienti e per questo bisognosi di essere assistiti anche per recarsi semplicemente ai servizi igienici, ammesso vi si possano recare e che non debbano invece espletare i propri bisogni corporali a letto, con l’assistenza che ciò richiede e con tutto il senso di disagio e di umiliazione che questo comporta per qualsiasi essere umano. In ogni caso, ciò che solo importa è che il Sommo Pontefice — che da subito s’è dichiarato proveniente dall’altra parte del mondo e che dopo questo annuncio non ha tardato a cominciare a far cose dell’altro mondo —, vada a sciacquare i piedi a dei giovanottoni in perfetta salute fisica che in carcere non si trovano per ingiustizia, ma perché hanno commesso crimini di vario genere; perché hanno usato violenza verso altri esseri umani, hanno derubato persone dedite all’onesto lavoro, comprese persone che stentano a far giungere le proprie famiglie alla fine del mese, hanno spacciato droga, hanno sfruttato la prostituzione, hanno commesso stupri e via dicendo, ed il tutto, beninteso, con buona pace dei membri del Partito Radicale che inneggiano al ”povero carcerato” ed altrettanta buona pace del Pontefice regnante che va a sciacquare i piedi a questi angeli di Dio.
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A tutti noi il Sommo Pontefice dovrebbe insegnare che Cristo Signore ci esorta dicendo: «ero carcerato e mi avete visitato» [cf. Mt 25, 36]. Cristo Signore non afferma affatto: «ero carcerato e mi avete lavato i piedi», perché i piedi, Cristo Dio, li ha lavati solo agli Apostoli da Lui scelti e da Lui consacrati Sacerdoti della Nuova Alleanza, tutto il resto è da considerare solo una sorta di moderno Vangelo apocrifo che potremmo ragionevolmente titolare “Il Vangelo secondo Jorge Mario Bergoglio”.
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Caravaggio: particolare dei piedi nell’opera Madonna dei pellegrini
È per ciò legittimo chiedersi come mai, il Giovedì Santo, il Pontefice giunto dall’altra parte del mondo che pare anelare a far cose dell’altro mondo, per dare esempio di umiltà e di quello spirito di servizio al quale ci esorta Cristo Signore lavando Egli per primo i piedi ai suoi discepoli ― e si noti, ai suoi discepoli, non ai carcerati né alle puttane di Gerusalemme ―, non si rechi invece presso qualche centro di geriatria a porgere il pappagallo per le orine o la padella per defecare a qualche santo Vescovo e Sacerdote infermo che ha trascorso tutta la propria vita a servire Cristo e la sua Chiesa, non certo a rubare, a stuprare, a lucrare sulla prostituzione ed a spacciare droga come gli angeli di Dio resi oggetto della liturgia bergogliana dello sciacquo annuale dei piedi. Detto questo aggiungo: l’uomo Jorge Mario Bergoglio, giunto dall’altra parte del mondo e di fatto cimentato da cinque anni a far cose dell’altro mondo, alla propria coscienza di uomo e di Successore del Principe degli Apostoli dovrebbe rivolge questa domanda: mentre lui trovava tempo e forse anche diletto a ricevere Eugenio Scalfari, dispensando ad esso un tempo prezioso che da Dio è stato concesso alla Santità di Nostro Signore Gesù Cristo il Sommo Pontefice Francesco I per ben altri scopi e alte missioni, quante volte è stato informato che Vescovi e Sacerdoti, inclusi diversi di sua diretta e stretta conoscenza, erano ricoverati in ospedale, erano stati sottoposti a grandi ed invasivi interventi chirurgici, o che si trovavano in degenza presso i vari centri di riabilitazione e via dicendo a seguire? E quante volte, la Santità di Nostro Signore Gesù Cristo il Sommo Pontefice Francesco I, sebbene informato, si è ben guardato dal prendere il telefono ― del quale da sempre fa ampio uso e abuso ― per rivolgere a costoro un augurio ed un segno di apostolica vicinanza, proprio come fece chiamando persino due figli di Lucifero del calibro di Marco Pannella ed Emma Bonino, invitandoli diversamente a «tenere duro», sebbene non si sappia su che cosa il padre e la madre dell’aborto, dell’eutanasia, delle sperimentazioni genetiche, dell’omosessualismo, del matrimonio tra coppie delle stesso sesso e dei bambini dati ad esse in adozione o dalle stesse acquistati da uteri in affitto, avrebbero dovuto e dovrebbero seguitare a «tenere duro»? [cf. QUI, QUI].
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Caravaggio: il bacio di Giuda
Il tutto a riprova che per la prima volta nella storia ci troviamo a fare i conti con un legittimo Successore di Pietro che rischia di entusiasmare tutti i peggiori nemici di sempre della Chiesa e del Cattolicesimo, salvo creare sconcerto e smarrimento nei Christi fideles, mentre Eugenio Scalfari ― e non solo lui ―, inneggia al Papa rivoluzionario, in coro con quell’altra brutta persona di Antonio Spadaro, che fa da controcanto inneggiando al «leader rivoluzionario» [cf. QUI], entrambi ignari che il concetto di «rivoluzione» e «rivoluzionario» non è applicabile alla Chiesa ed al papato. Farlo comporterebbe infatti confinare la Chiesa per un verso, il papato per altro verso, entro schemi e riduttive logiche socio-politiche tutte quante mondane, legate ad un presente fondato sul tutto e subito e non teso verso alcuna prospettiva escatologica. E fu proprio questo duemila anni fa l’errore di certi giudei, che nel Cristo intendevano vedere quel “rivoluzionario” che li avrebbe liberati dal dominio romano, mentre ben più alta era la sua missione: liberarli dal peccato, sino a divenire l’Agnello di Dio che lava il peccato dal mondo [cf. Gv 1, 29-34]. Tra questi, uno che nel Cristo vedeva un leader di tal fatta, un rivoluzionario, un capo popolo liberatore, ma rimanendo molto deluso nel capire quanto Egli non fosse né intendesse esser tale, era un personaggio noto come Giuda Iscariota, una sorta di socio-politologo alla Antonio Spadaro di venti secoli fa, il quale perlomeno, dopo avere tradito il Divino Maestro, non si mise a lanciare tweet sconclusionati e interviste che sovvertono i principi basilari della ecclesiologia. Infatti, Giuda Iscariota, con un gesto per così dire “coerente” e drammatico s’impiccò, cosa che avvenne perché egli era un giudeo a suo modo “coerente” con la propria totale chiusura alle azioni di grazia del Cristo, non era un gesuita trasformista sulla cresta dell’onda del momento, convinto che questo momento non passerà mai, perché la cosiddetta «rivoluzione» si baserebbe a dire di costoro su dei «mutamenti epocali irreversibili». Ricordiamo infatti al povero Spadaro — ma di passaggio anche al Preposito generale della Compagnia di Gesù Padre Arturo Sosa, dichiaratosi più volte amenamente affetto da orticaria dinanzi alle rigidezze della dottrina — che irreversibili, nella Chiesa di Cristo, sono solo quei dogmi della fede che oggi taluni Giuda vorrebbero reversibili per meglio imporre i propri dogmi umani, talvolta anche apertamente diabolici. Tutto questo in nome della loro celebrata e sfacciatamente dichiarata irreversibilità, costruita su un momento presente che non deve passare, perché è il tutto e subito che a loro interessa, non le cose ultime ed eterne. E queste, a ben pensarci, sono le forme e le espressioni dell’ateismo peggiore: l’ateismo ecclesiastico.
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Della personalità del Sommo Pontefice Francesco I, ad inquietarmi è quella sua grave mancanza di prudenza che solo i ciechi ed acritici sostenitori della giustezza e della opportunità di ogni suo pur minimo sospiro, non vogliono proprio e in alcun modo vedere; così come, per altri motivi più gravi assai, non vogliono vederla i cortigiani ruffiani anelanti all’agognato scatto di carriera, per giungere al quale oggi si sono ammantati di poveri, di povertà, di profughi e di periferie esistenziali. E, tra le varie manifestazioni di grave imprudenza del Sommo Pontefice Francesco I v’è anche l’ostinazione senile a perseverare testardamente ad interloquire con un soggetto pericoloso come Eugenio Scalfari, costringendo poi gli organi ufficiali della Santa Sede a fare la pubblica figura degli utili idioti quando non potendo essi affermare che la Chiesa oggi è in mano ad un perfetto imprudente, si arrampicano sugli specchi per spiegare che l’interlocutore non ha ben compreso, o che quell’incontro era solo un colloquio privato e non un’intervista. Ebbene domando ai Signori degli organi ufficiali della Santa Sede: ritenete — beninteso è solo un esempio accademico! —, che dinanzi ad un monarca più pazzo di Re Giorgio III di Hannover [cf. QUI], la cosa migliore da farsi sia forse quella di prendere in giro il popolo e di trattarlo come un insieme di perfetti cretini ai quali spiegare che sono solo gli altri ad avere equivocato, mentre Sua Maestà si presentava saltellando vestito della sola camicia da notte bianca nella sala del trono a ricevere i più alti dignitari della Camera dei Lords giunti in visita ufficiale? Voi lo capite, Signori degli organi ufficiali della Santa Sede, che siffatta corsa di Giorgio III nella sala del trono in camicia da notte, è cosa meno folle e soprattutto meno imprudente rispetto alla testarda ostinazione da parte del Pontefice regnante a voler in tutti i modi interloquire con un soggetto come Eugenio Scalfari?
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Caravaggio: il rinnegamento di Pietro
Partiamo allora da San Tommaso d’Aquino, tramite il quale possiamo apprendere quanto la prudenza abbia una sua precisa collocazione che procede attraverso una definizione altrettanto precisa: «Prudentia est auriga virtutum» [Summa Th. I-II, q.58 a.5]. La prudenza è il carro che traina tutte le altre virtù cardinali [cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1806], è la genitrix virtutum, la guida e la madre di tutte quante le virtù morali, in assenza della quale nessuna di queste virtù possono giungere a quel loro atto formale e sostanziale che è il retto comportamento virtuoso. Non è affatto sufficiente il desiderio di voler essere giusti e temperanti, perché occorre cogliere e poi seguire quella linea di condotta mediante la quale  si realizzano e si concretano la giustizia o la temperanza. Senza questa azione, che è propria della prudenza intesa come auriga virtutum e genitrix virtutum, le altre virtù rimarrebbero solamente lettera morta, perché non potrebbero esprimersi, non avrebbero proprio come esprimersi, quindi non giungerebbero mai a consolidarsi nella persona rendendola veramente e autenticamente virtuosa, meno che mai giusta.
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Alla scuola dell’Aquinate apprendiamo così che la prudenza non è soltanto la prima tra le virtù cardinali, perché essa, le altre virtù, le guida tutte, in quanto «ratio connectionis virtutum moralium». Dunque la virtù della prudenza possiede questa autonomia dell’ordine morale naturale. In entrambi gli ordini vi è una virtù connettente, cioè una virtù che connette tutte le altre, dà la forma — per così dire — alle altre virtù. E l’Aquinate dice ancora che nelle vicende che riguardano l’operare, in operationibus, o l’agire, in agilibibus, la forma si prende o si desume dal fine. Perciò quella virtù che più da vicino dispone al fine ultimo dell’esistenza umana, è la virtù che dà la forma alle altre virtù e le connette tra loro [su prudenza e connessione, cf. Tomas Tyn, O.P. Lezioni sulla Prudenza, Bologna, 1988].
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Caravaggio: Ecce Homo
L’uomo privo di ragionevolezza si comporta pertanto in modo eccessivo, indugiando alla umoralità ed alla irrazionalità. E, indugiando in questi eccessi, l’uomo privo di ragionevolezza non riesce a moderarsi e ad adeguarsi alla misura ed al reale, sino a cadere per inevitabile e logica conseguenza nello squilibrio e nel surreale, perché l’uomo irragionevole è sempre e di per sé un uomo privo di misura, scisso dalla realtà e quindi povero o privo di equilibrio. Sinceramente, analizzando la personalità ed i fatti, temo che l’uomo Jorge Mario Bergoglio sia carente di equilibrio e che — come ebbi a scrivere oltre un anno fa — «i veri “dubia” sono quelli circa la sua lucidità mentale, però nessuno lo dice» [cf. QUI]. E nessuno lo dice, tra l’esercito di pavidi clericali che imperversa oggi nella Chiesa, pur se i fatti dimostrano che egli crea divisioni spesso anche gravi e drammatiche, non offre al Popolo di Dio certezze ma dubbi, alla chiarezza richiesta dal linguaggio dottrinale preferisce anteporre espressioni ambigue interpretabili a doppio senso, generando in tal modo sbandamento nei Vescovi, nei Presbiteri e nel corpo dei Christi fideles. Accarezza i lupi rapaci, solidarizza e mostra grandi aperture verso le pecore disperse nelle praterie delle eresie luterane, salvo prender poi a bastonate le pecore fedeli rimaste dentro il cattolico ovile. È capace a dire in modo deciso e chiaro “si” o “no”, solo quando si tratta di quegli elementi che vanno ormai letti nell’ambito delle sue nevrosi ossessive: profughi, migranti, poveri ideologici ed ecologia, mentre su tutto l’altro resto, incluse delle norme basate su verità di fede, impera il “forse” e alla fine il peggiore e più devastante “fate voi”. Ha mostrato verso il mondo islamico un ossequio a dir poco improvvido, ha ripetutamente definito l’Islam come religione di pace e di amore, ignorando totalmente, in modo pericolosamente acritico, ch’esso nasce e prende vita da un complesso assembramento di messaggi mescolati assieme da un falso profeta, ed ignora altresì che proprio in virtù dei non pochi figli violenti e assassini che prendono le mosse da questa religione di pace e di amore, tutti i dintorni della Città del Vaticano sono blindati per evitare attacchi terroristici. Ignora altresì che la storica Via della Conciliazione, ininterrottamente aperta dal 1929 sino ai giorni recenti, è stata chiusa al traffico con colonnine di cemento e ringhiere di ferro poste al suo inizio per evitare che qualche fondamentalista islamico, in nome della pace e dell’amore, s’intende, si lanciasse con un mezzo imbottito di cariche esplosive in direzione della Piazza San Pietro in mezzo alla gente, o meglio tra gli infedeli. Ora, siccome i fatti non passibili di facile smentita sono questi, mi domando: come possiamo parlare di costui come di un uomo prudente ed equilibrato? Non parliamo poi dell’uomo di governo che mostra ormai da anni di essere capace a scegliere una appresso all’altra delle figure molto dannose alla Chiesa, imponendo soggetti che però fanno parte del suo cosiddetto «cerchio magico», o che sono riusciti a godere delle sue simpatie prive di prudenza e soprattutto di quel senso del governo illuminato dalla grazia dello Spirito Santo in virtù del quale, ormai da anni, l’uomo Jorge Mario Bergoglio avrebbe dovuto cessare di essere tale per essere solo ed unicamente il Sommo Pontefice Francesco I, fedele servum servorum Dei.
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Vogliamo usare in tal senso un paradigma anch’esso non passibile di facile smentita, per chiarire in qual misura questo Pietro non abbia mai abbandonato il proprio essere stato in precedenza Simone? Presto detto: il Pontefice regnante, ignorando o forse fingendo d’ignorare che egli è, tra le varie cose, anche Sovrano Capo di uno Stato che col proprio chilometro quadrato di territorio garantisce la preziosa indipendenza del Romano Pontefice da qualsiasi potere politico secolare, nel 2014 ci dona una delle sue splendide perle rinnovando — ovviamente sotto i riflettori e con tanto di foto pubblicate e diffuse [cf. QUI] — il passaporto della Repubblica Argentina (!?) [cf. vedere QUI]. Benediciamo quindi Dio se alle ultime elezioni, il cittadino Jorge Mario Bergoglio, all’anagrafe Sommo Pontefice e Vescovo di Roma di professione, non si sia recato nel proprio Paese di origine a votare per le elezioni presidenziali. E, detto questo, credo sia detto più o meno tutto, a partire dal mio inciso iniziale di apertura: dall’epica tragedia, quando si scivola nella decadenza, si finisce sempre nella farsa della satira grottesca. E, sinceramente, noi ecclesiastici abbiamo ormai superato le pagine più esilaranti degli antichi satiri romani. Ma, come tutti i buffoni, siamo tali e ce ne vantiamo. E, più tentiamo di prenderci sul serio, più il pubblico ride di noi, perché da sempre, a partire dall’antico teatro, nulla è più comico e grottesco del buffone che si prende parecchio sul serio. Il problema però è che se il pubblico esterno ride divertito, i figli del buffone invece piangono; e piangono di dolore, nel vedere il proprio amato e venerato padre cimentarsi in siffatte e imprudenti buffonate, attraverso le quali sarà infine affidato al severo giudizio della storia, oltre a quello forse ancòr più severo di Dio. Ecco perché l’uomo Jorge Mario Bergoglio suscita imbarazzo nei fedeli ma è esaltato dal mondo non cattolico e da tutti i peggiori nemici di sempre della Chiesa: perché ci sta facendo sprofondare nella satira. Non è vero che egli ha spogliata la Chiesa dei suoi cosiddetti «orpelli principeschi rinascimentali», l’ha spogliata giorno dietro giorno di divina dignità.
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Caravaggio: deposizione di Cristo dalla Croce
Io che sono privo di ogni velleità di carriera ecclesiastica e che al contrario del fitto esercito degli ecclesiastici vigliacchi che tacciono “prudenti” in attesa di tempi migliori ― al sorgere dei quali verranno alla luce per tentare poi il gran salto sul carro del nuovo condottiero, nella speranza di poter lucrare da lui ogni miglior beneficio e prebenda ―, mai cesserò di dolermi di costoro che, con raro cinismo, dando ormai per finito questo pontificato e attendendo pazienti la morte del Sommo Pontefice, non si rendono conto, sia quanti aspirano al futuro episcopato sia quanti aspirano al futuro cardinalato, che giorno dietro giorno, i danni recati alla Chiesa, sono sempre più gravi. E, se tutto andrà bene, più andremo avanti in questo stato degenerativo, più occorrerà tempo per riparare solo parzialmente questi danni, con un rapporto di proporzione più o meno di questo genere: a fronte di cinque anni di pontificato rovinoso che sono però il risultato di cinquant’anni a monte di devastante rovina sul piano dottrinale, liturgico ed ecclesiale, occorreranno cinquecento anni per porre rimedio a questi danni di cui l’uomo Jorge Mario Bergoglio non è affatto la causa, ma solo la conseguenza ultima. Purtroppo, gli irriducibili aspiranti alle luci della ribalta, di tutto questo non tengono conto, perché sono seriamente e stoltamente convinti che basterà il prossimo conclave per chiudere quello che loro definiscono con raro cinismo come un semplice “incidente di percorso”, quindi voltare immediatamente pagina come se nulla fosse, ed in grande stile. Questi sono i veri e diabolici distruttori della Chiesa, non certo quel povero uomo imprudente di Jorge Mario Bergoglio, che di tutti i decenni di pregressi danni compiuti, è soltanto la prima vittima, o come ebbi a scrivere in un recente passato usando un’immagine allegorica: egli è solo l’ultimo dei clienti giunto nel ristorante e che appena varcata la soglia è stato aggredito dai camerieri che hanno preteso da lui il pagamento dei conti di tutti coloro che prima di lui avevano pranzato e cenato senza però pagare, ma lasciando fior di conti sospesi. 
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Caravaggio: Maria Maddalena addolorata
Dalle Quattro Virtù Cardinali è necessario passare alle tre virtù teologali, delle quali spesso ho avuto modo di parlare nel corso di questi ultimi cinque anni, ricordando che sebbene la più importante di esse è la carità, come ci insegna il Beato Apostolo Paolo [cf. I Cor, 13], al centro di esse, tra la fede e la carità, c’è la speranza, compito della quale, a mio parere, è di unire e amalgamare le altre due grandi virtù. È quindi nell’ottica della speranza che bisogna leggere questo pontificato, attraverso il quale sembra che la Chiesa di Cristo viva paralizzata in un sempiterno Venerdì Santo. Questo Pontefice e questo pontificato hanno una loro grande utilità nella economia della salvezza, non sappiamo ancora quale, Però sono certo che un giorno, forse neppure lontano, capiremo che persino attraverso la umoralità e la palese imprudenza di questo Sommo Pontefice che si palesa privo di equilibrio, Dio ha colmata la sua Chiesa di grazie, l’ha purificata e messa nella condizione di rinnovarsi per davvero.
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Nulla di questo possono però capire coloro che vivono alla giornata, paralizzati nel presente, privi di quella grande prospettiva escatologica futura che è la speranza, quella teologale virtù che lega assieme la fede e la carità; e che infine ci salva, persino dopo essere sprofondati nella satira, tra scimmie che giocano a fare le regine e buffoni di corte che si credono degli autentici dottori della Chiesa, o meglio … della “nuova Chiesa” nata da “rivoluzioni irreversibili”.
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"Storia maledetta degli ebrei in Russia" di Solzhenitsyn: recensione


  • "Gli ebrei accumulavano ricchezza collaborando tra loro (pagina 31)."
     
  • "Essi facevano profitti prendendo il grano dei contadini al punto di impoverirli (e causare carestia), trasformandolo in acquavite, e quindi incoraggiando l'ubriachezza (vedi 21, 24)."
  • "Gli ebrei costringevano i contadini a indebitarsi per tutta la vita e a rovinarsi in povertà richiedendo il pagamento dei liquori in bestiame e attrezzature (pagina 31)."

Jan Peczkis

La traduzione del libro di Solzhenitsyn sembra sia stata fatta senza il permesso della sua famiglia, e questo potrebbe essere il motivo per il quale questa lunga e dettagliata recensione non è più disponibile sulla pagina del libro di Amazon.com, dove era apparsa in origine.

Il libro potrebbe scomparire del tutto da Amazon [e infatti ad oggi è scomparso], quindi se si desidera averne una copia Kindle, occorre farlo ora ora [su Amazon non c'è più]. Altrimenti è possibile reperirlo presso altre fonti su internet.

Gli ebrei hanno avuto un'influenza enorme sui media inglesi e americani all'inizio del secolo, e la raffigurazione qui sopra è ciò che è stato raccontato alla maggior parte delle persone in America e nel Regno Unito sugli ebrei russi.
Il traduttore, Columbus Falco, descrive così la censura su questo libro quando è apparso nel 2002:

     "Pubblicato originalmente in russo nel 2002, il libro è stato accolto con una tempesta di rabbia e denunce da parte del mondo letterario e dei media, dagli ebrei e dalla quasi totaltà dell'intellighenzia dell'ordine stabilito in Occidente...

     Sforzi enormi sono stati compiuti dalle autorità russe e anche dalla struttura del potere democratico liberale occidentale per ignorare "200 ANNI INSIEME", per sopprimerlo il più possibile e soprattutto per prevenire e interdire la traduzione del libro nelle lingue straniere, soprattutto in inglese, che è diventata sostanzialmente la lingua mondiale della nostra epoca...

     A quella data, le autorità russe rifiutarono il consenso alla pubblicazione di qualsiasi traduzione ufficiale in inglese del libro "(p.2).

CARATTERISTICHE DEL MAGNUM OPUS DI SOLZHENITSYN: ebbene, cosa c'è di così indecente in questo libro?

La maggior parte di esso consiste in informazioni insignificanti che possono essere trovate in testi standard non censurati. [Per i dettagli, vedere i commenti.]

D'accordo o meno con l'autore Solzhenitsyn, si deve riconoscere il fatto che non sia di poco peso. Solzhenitsyn entra in un considerevole dettaglio su molte epoche storiche diverse e chiaramente ha una profonda conoscenza dei problemi che solleva. Il suo approccio è equilibrato. Egli è solidale con gli ebrei ma anche critico nei loro confronti.

La seconda cosa evidententemente non piace a molti, perché non è conforme alla narrativa giudeocentrica standard, in cui gli ebrei sono solo vittime e non possono agire in modo sbagliato. Peggio ancora, qui un famoso scrittore sta portando alla luce informazioni a volte poco lusinghiere sugli ebrei, e questo è minaccioso. Da qui la censura.

EBREI NELLA RUSSIA ZARISTA DEL XIX SECOLO

Lungi dal vivere oppressi, gli ebrei russi non solo avevano più libertà dei servi, ma anche più dei mercanti e dei commercianti russi. (pp. 16-17), e questo fu vero anche per tempi più recenti. (pagina 45). Subito dopo le suddivisioni della Polonia, Derzhavin visitò le zone e riferì sugli ebrei  nella società feudale del tempo. La nobiltà polacca aveva affidato la gestione dei propri possedimenti agli ebrei (pagina 21), e gli ebrei si erano impegnati in condotte che portarono loro profitti a breve termine e antagonismi a lungo termine.

Consideriamo il PROPINACJA (questo era il diritto borghese di produrre alcolici). Gli ebrei accumulavano ricchezza collaborando tra di loro. (pagina 31). Facevano profitti prendendo il grano dei contadini al punto di impoverirli (e causare carestia), trasformandolo in acquavite e quindi incoraggiando l'ubriachezza. (p 21, 24). Gli ebrei costringevano i contadini a indebitarsi per tutta la vita e li schiacciavano nella povertà richiedendo il pagamento per gli alcolici, in bestiame e attrezzature. (pagina 31).

In aggiunta, questa situazione era protetta da un sistema di corruzione. Così, i magnati polacchi erano dalla parte di chi si appropriava della ricchezza spremuta dagli ebrei ai contadini, e, senza gli ebrei e la loro inventiva, questo sistema di sfruttamento non avrebbe potuto funzionare e sarebbe finito. (p 22). Solzhenitsyn aggiunge che "...la classe economica ebraica trasse enormi benefici dall'impotenza, dallo spreco e dall'incapacità dei proprietari terrieri..." (pagina 54).

Gli ebrei continuavano a muoversi intorno per impedire un conteggio accurato dei loro numeri, al fine di eludere le tasse. (pagina 25). Una delegazione di ebrei si recò a San Pietroburgo per cercare di corrompere i funzionari russi al fine di sopprimere il rapporto di Derzhavin. (pagina 28). Nel 1824, lo zar Alessandro I notò che gli ebrei stavano corrompendo gli abitanti locali a scapito del tesoro e degli investitori privati. (pagina 32).

Gli ebrei non erano costretti a occupazioni "parassitarie": le sceglievano. (pagina 31). Verso la fine del diciannovesimo secolo (il tempo dei pogrom), la rabbia russa cominciava a ribollire, concentrandosi su cose come gli ebrei che non facevano il loro pane, i massicci sovrapprezzi e profitti, arricchendosi mentre impoverivano il contadino e prendendo il controllo di foreste, terre e taverne (pp. 78-80).

Non è nemmeno vero che gli ebrei siano stati tenuti lontani dalle occupazioni "produttive". Al contrario. Uno sforzo zarista durato 50 anni per trasformare gli ebrei in agricoltori attrasse pochi partecipanti (pagina 33), e si concluse in un fallimento. (pagina 58). Nessun tentativo di giustificare il fallimento è valido: altri neofiti dell'agricoltura russa (mennoniti, coloni bulgari e tedeschi, ecc.), che affrontarono le stesse sfide degli ebrei, se la cavarono abbastanza bene. (p 36). I contadini ebrei trascurarono il lavoro agricolo (pp. 34-35), e tornarono alla loro deriva nella vendita di beni e leasing delle loro proprietà ad altri per la coltivazione. (pp. 56-57). Gli sforzi compiuti nel secolo seguente dai comunisti per avvicinare gli ebrei all'agricoltura non andarono meglio. (p.208, 251).

La resistenza ebraica all'assimilazione viene solitamente inquadrata nei senso del GOY che esclude l'ebreo. Era il contrario. Nella prima metà del 19° secolo, rabbini e kahal resistettero strenuamente all'illuminismo, inclusa l'educazione russa offerta agli ebrei. (pagina 38).

Gli ebrei hanno sempre avuto la tendenza a esagerare i torti che hanno subito dagli altri. (pagina 42). Ciò si applica a cose come la doppia tassazione, il servizio militare forzato, l'espulsione dai villaggi, ecc. (Pag 42, 46, 50).

Gli ebrei delle regioni di Vilnius (Wilno), Kaunas e Grodno si schierarono con i russi durante la sfortunata insurrezione dei polacchi nel gennaio 1863. (pagina 69). Questo è confermato da fonti polacche.

Il giudaismo tradizionale non faceva omicidi rituali. Tuttavia, è possibile che alcune sette ebraiche li facessero. (pagina 40). [Per ulteriori informazioni, vedere la mia recensione di BLOV PASSO]. Per quanto riguarda i PROTOCOLLI, la loro autenticità fu respinta sin dall'inizio dal governo zarista. Tuttavia, questo non ha cancellato le legittime lamentele sull'influenza ebraica. (pagina 174).

GLI EBREI NEL COMUNISMO: LE SOLITE SCUSE

Sentiamo spesso dire che gli ebrei comunisti non fossero "veri ebrei". Questa assurdità equivale a dire che Lenin e altri comunisti russi erano "non veri russi", una distinzione artificiosa che Solzhenitsyn rifiuta di fare. (pagina 117). [Per ulteriori informazioni, vedere i commenti].

Una comune discolpa per gli ebrei che sostengono i movimenti rivoluzionari, e poi il comunismo, è quella del sistema zarista che impedisce agli ebrei di migliorare la propria condizione. Questo non ha senso. Una volta che gli ebrei accettarono il sistema educativo russo, il loro numero nell'istruzione superiore russa aumentò ad un livello tanto spettacolare (intorno al 1870: 63, 71), che dovettero essere imposte loro le quote (numerus clausus). Ciò divenne necessario perché gli ebrei erano più ricchi e quindi ingiustamente avvantaggiati nelle questioni relative alla scuola. (pagina 88).

Il caso dell'Ungheria è istruttivo. Lì, le lamentele ebraiche erano le meno valide. Gli ebrei ungheresi avevano goduto di libertà atipiche e di un alto tenore di vita, e non c'erano stati pogrom. Eppure il comunismo ungherese del 1919 fu dominato soprattutto dagli ebrei, ed era odiosamente crudele. (pp. 153-154).

Un'altra scusa per gli ebrei nel comunismo era il presunto bisogno di difesa contro i pogrom condotti dai bianchi. Non è così. Il massiccio afflusso di ebrei nell'apparato sovietico avvenne tra la fine del 1917 e il 1918, ma i pogrom bianchi non iniziarono prima del 1919 (pagina 121).

IL RUOLO CRUCIALE DEGLI EBREI NEL COMUNISMO

Si possono facilmente stilare liste di ebrei in posizioni altolocate dell'Unione Sovietica. Il numero di ebrei influenti rispetto all'abbondanza di popolazione ebrea in Russia risulta 10 volte maggiore o più. (ad esempio, pp. 143-on, 225-on). [Per ulteriori informazioni, vedere i commenti]. Che fossero motivate ​​o meno dalla "solidarietà etnica", le autorità ebree tendevano a promuovere altri ebrei nelle posizioni alte. (p 138).

Tuttavia, il ruolo ebraico nel comunismo va ben al di là di ciò che appare in un semplice elenco di nomi. Per esempio, consideriamo ciò che alcuni chiamano giudaizzazione del mondo accademico e il suo impatto sugli eventi sanguinosi del 1917. Solzhenitsyn commenta: "La rivoluzione di febbraio fu portata avanti da mani russe e follia russa. Eppure, allo stesso tempo, la sua ideologia era permeata e dominata dall'ostilità intransigente allo stato russo storico che non avevano i russi ordinari, ma gli ebrei. Così anche l'intellighenzia russa adottò questo atteggiamento" (p 98).

Consideriamo ora la Rivoluzione d'Ottobre. Lenin sostenne che il successo bolscevico nella rivoluzione fu reso possibile dal ruolo della grande intellighenzia ebraica in diverse città russe. (pagina 119). Inoltre, secondo Lenin, la rivoluzione d'ottobre fu preservata dalle azioni degli ebrei contro il tentativo di sabotaggio da parte di funzionari governativi. (p 128).

L'energia e la grande intelligenza degli ebrei li hanno resi indispensabili. (p 129, 189). Solzhenitsyn suggerisce infatti che il comunismo sovietico perse il suo fervore ideologico e iniziò lentamente a morire di "pigrizia russa", già alla fine degli anni '60, tutto perché gli ebrei se n'erano in gran parte andati. (p 317).

ALCUNI FATTI INTERESSANTI

La dekulakizzazione non era solo una misura economica. (i "kulaki" erano i contadini più ricchi e quindi raffigurati come nemici di classe: la dekulakizzazione era una campagna di repressione, arresti, esecuzioni e deportazioni di milioni di kulak tra il 1929 e il 1932, fonte). Era uno strumento per sradicare i popoli e distruggere le loro tradizioni e la loro cultura. Per questa ragione, la dittatura di Stalin non può essere in alcun modo accettata come fenomeno nazionalista (russo). (p 221).

Il giudaismo religioso non fu mai perseguitato in maniera così intensa dai comunisti, negli anni '20 e '30, come lo fu il cristianesimo ortodosso russo. (p 306). L'ebreo di alto livello Lazar Kaganovich diresse la distruzione della Chiesa del Redentore. Voleva distruggere anche la Cattedrale di San Basilio. (p 223).

Le famose camere a gas mobili non furono inventate dai nazisti. Furono sviluppate nel 1937 da Isai Davidovich Berg, uno dei leader ebrei del NKVD. (p 237).

IL COMUNISMO È GIUSTO - FINO A QUANDO NON SERVE PIÙ GLI INTERESSI EBREI

Solzhenitsyn nota l'ironia per cui, in Occidente, ci fu veramente poca preoccupazione per le vittime del comunismo fino a quando questo non si è rivolto sugli ebrei. Egli ironizza,

    "15 milioni di contadini furono eliminati nella" dekulakizzazione ", 6 milioni di contadini sono morti di fame nel 1932, per non parlare delle esecuzioni di massa e dei milioni di morti nei campi, e nella stessa epoca è stato buono firmare educatamente accordi con i Leader sovietici, per prestare loro denaro, per stringere le loro "mani oneste", per cercare il loro sostegno e per vantarsi di tutto questo di fronte ai vostri parlamenti.

    Ma una volta che fu specificamente l'EBREO a divenire l'obiettivo, allora una scintilla di compassione attraversò l'Occidente e divenne chiaro che tipo di regime fosse questo. "(P. 346: L'enfasi è di Solzhenitsyn).

OGGI GLI EBREI SMINUISCONO LA LORO RESPONSABILITÀ E DEPLORANO I RUSSI

Alexander Solzhenitsyn descrive il doppio standard (quello con cui i polacchi hanno fin troppa familiarità), mentre descrive gli atteggiamenti ebraici attuali,

    "Ci sono così tante voci così presuntuose pronte a giudicare i molti crimini e gli errori della Russia, la sua inesauribile colpa nei confronti degli ebrei - e credono così sinceramente che questa colpa sia inesauribile quasi tutti ci credono! Nel frattempo, la loro gente viene candidamente liberata da ogni responsabilità per la loro partecipazione alle uccisioni del Cheka, agli affondamenti delle chiatte nel Mar Bianco e nel Mar Caspio con i loro carichi umani di condannati, per il loro ruolo nella collettivizzazione, la carestia ucraina e in tutti gli abomini dell'amministrazione sovietica, per il loro talentuoso zelo nel lavaggio del cervello dei "nativi". Non c'è alcun atto di pentimento". (335).

Certo, Solzhenitsyn non sta insinuando che gli ebrei collettivamente siano colpevoli per il comunismo. Tuttavia, gli ebrei dovrebbero accettare la responsabilità collettiva per il comunismo e i suoi crimini sostanzialmente nello stesso modo in cui i tedeschi accettano la responsabilità collettiva per il nazismo e i suoi crimini. (p 141, 321). Fino a quando non lo faranno, il problema dello Zydokomuna (Judeo-Bolscevismo) non sarà risolto.

L'INFLUENZA EBRAICA NEL COMUNISMO FU DI GRAN LUNGA PIÙ GRANDE DI UNA SEMPLICE "LISTA DELLA SPESA" DI COMUNISTI EBREI

Continuano a dirci che gli ebrei non furono mai la maggioranza della leadership nel comunismo. Questo è tecnicamente vero, ma non ci viene raccontata tutta la storia.

Fare riferimento a: Le lacrime di Esaù: l'antisemitismo moderno e l'ascesa degli ebrei, di Albert S. Lindemann:

Per cominciare, i comunisti ebrei erano noti per la loro grande intelligenza, le abilità verbali, l'assertività, il fervore ideologico, ecc. (P.449).

Non sorprende che pochi leader comunisti non ebrei raggiungessero il calibro dei leader comunisti ebrei. Ad esempio, Lindemann ci ricorda che, "ebreo o gentilizzato, Trotsky era un uomo dal talento non comune" (p.447). Inoltre, "non può essere negato il ruolo fondamentale di Trotsky nella rivoluzione..." (p. 448). E questo può essere generalizzato, "si potrebbero citare altri non-ebrei ma quasi certamente non all'altezza di Trotsky, Zinoviev, Kamenev, Yoffe, Sverdlov, Uritsky o Radek in quanto a visibilità all'interno e all'esterno della Russia, specialmente negli anni cruciali da Dal 1917 al 1921. "(p.432).

Infine, gli ebrei influenti non avevano bisogno di agire da soli. In effetti, gli ebrei avevano l'abilità di influenzare i non ebrei a pensare in modo ebraico. Lenin può essere certamente inteso come un "gentile ebreizzato" (pp. 432-433). Lo stesso si può dire per il rinnegato Pole Dzerzhinsky (442, 446), così come il russo Kalinin, che fu chiamato dai bolscevichi ebrei "più ebreo degli ebrei". (Pag 433).

I. I COMUNISTI EBREI INFLUENZARONO I NON EBREI A SEGUIRLI NEL LORO PENSIERO

Ragioniamo su Feliks Dzerzhinsky. Fare riferimento a: Il Cheka: la polizia politica di Lenin:

L'autore Leggett descrive come Dzerzhinsky sia cresciuto a Vilna [Wilno, Vilnius], che descrive come una città cosmopolita con una forte componente ebraica e punto focale del fermento socialista nella Russia zarista. (p 34). Egli aggiunge che "Dzerzhinsky fu influenzato da Martov, futuro leader del Partito menscevico, dal quale fu introdotto negli ambienti ebraici, sia proletari che intellettuali; fece molti amici ebrei e zelante imparò l'yiddish. L'organizzazione dei lavoratori socialdemocratici in Lituania, Polonia e Russia, fondata nel 1897, aiutò Dzerzhinsky nella sua attività politica, ad esempio verso la fine del 1899. L'amico intimo e compagno di scuola di Dzerzhinsky a Vilna era Mikhail Goldman... "(pp. 24 -25).

La forte influenza ebraica si estese parecchio alla vita personale di Dzerzhinsky. Continua Leggett: "La sorella di Goldman, Julia, fu per diversi anni l'amore romantico di Dzerzhinsky... instaurò un attaccamento profondamente romantico, che durò dal 1905 all'inizio del 1910, per un'altra donna ebrea, Sabina Feinstein, sorella di un importante membro dell'SDKPiL. Molto presto, nel novembre del 1910, Dzerzhinski sposò Sofia Sigizmundovna nee Mushkat, che era anch'essa ebrea... " (pagina 25).

A sottolineare il fatto che l'influenza ebraica nel comunismo è molto più grande di un semplice elenco dei comunisti ebrei, Leggett scrive di "Rosa Luxemburg [Luksemburg], celebrata per la sua brillantezza intellettuale e la sua passione politica". (p 24). "Feliks il sanguinario" ("KRWAWE FELEK") Dzierzinski fu così intossicato delle idee della Luksemburg da scontrarsi realmente con Lenin sulla insurrezione dello stato polacco. Solo che fu il non-polacco Lenin a sostenere la restaurazione della nazione polacca e il polacco rinnegato Dzerzhinsky che vi si oppose, in accordo con la Luxemburg. (pp. 23-24).

Quanto sopra può essere generalizzato. Fare riferimento a: La crocifissione della Russia: una storia dei russi e degli ebrei Una nuova traduzione inglese dei "200 anni insieme" di Solzhenitsyn.

Commenti di Alexander Solzhenitsyn:

"La rivoluzione di febbraio fu condotta da mani russe e follia russa. Eppure, allo stesso tempo, la sua ideologia era permeata e dominata dall'ostilità intransigente allo stato russo storico che i russi ordinari non avevano, ma che avevano gli ebrei. Così anche l'intellighenzia russa adottò questo atteggiamento" (p 98).

II. Gli ebrei come i "cervelli" dietro la rivoluzione russa e la prima Unione Sovietica

Vedi la mia recensione di: The Rulers of Russia

III. L'IMPORTANZA DEGLI EBREI NELLA RIVOLUZIONE RUSSA COME INDICATA DA ALCUNI EBREI

Vedi la mia recensione di: La nuova Polonia,

IV. DECADI PRIMA DELLA RIVOLUZIONE RUSSA, GLI EBREI GIOCARONO UN RUOLO INDISPENSABILE NEL SUPPORTARE I MOVIMENTI RIVOLUZIONARI DI FRONTE ALLE AVVERSITÀ CHE SI PRESENTAVANO E NEL TRASFORMARE I MOVIMENTI RADICALI IN ANCORA PIÙ RADICALI:

Vedi la mia recensione di: ebrei e rivoluzione nella Russia del XIX secolo

V. IL COMUNISMO PERMEÒ MOLTO DEL PENSIERO EBRAICO PRE-SECONDA GUERRA MONDIALE, PARTICOLARMENTE IN POLONIA

Fare riferimento a: bandiere sul ghetto di Varsavia

(La mia recensione era del 12 febbraio 2012)

Moshe Arens scrisse: "Gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale furono un'epoca in cui i socialisti di tutto il mondo predicavano la "lotta di classe" e la "solidarietà del proletariato". Molti di loro, non solo i comunisti dichiarati, vedevano l'Unione Sovietica come pioniere e leader di questa "lotta". Ciò era vero anche in Palestina, dove i sionisti socialisti avevano raggiunto una posizione dominante nella comunità ebraica". (p.7). Il cosiddetto campo "proletario" comprendeva i sionisti socialisti e il Bund non socialista. (pagina 9). Arens osserva: "I movimenti socialisti sionisti, attaccati all'ideologia marxista ..." (pagina 44). Il leader ZOB Anielewicz era un membro di Hashomer Hatzair con il suo "approccio marxista al sionismo". (Pag. 113). Hashomer Hatzair e Sinistra Po'alei Zion hanno mostrato i loro veri colori (scusate il gioco di parole) preferendo che sopra il Ghetto combattente fosse issata la bandiera rossa invece della bandiera blu-bianca sionista. (p 287).

Il leader della ZOB Hersh Berlinski manifestò una slealtà non dissimulata alla Polonia, affermando il suo sostegno verso l'Unione Sovietica piuttosto che verso la Polonia. (p 142). Per quanto riguarda i soldati di truppa del Ghetto di Varsavia, Arens si riferisce a loro come: "...generazione più giovane, il loro pensiero marxista ortodosso dà rigidità alle loro argomentazioni". (pagina 106). Chi può incolpare i polacchi per la loro riluttanza a sostenere una rivolta contaminata di comunismo ? (Pag. 71; 200-201; 226)

VI. UNA DISCUSSIONE PIUTTOSTO CANDIDA, SUGLI EBREI NEL COMUNISMO, DA PARTE DI COMUNISTI EBREI

Vedi la mia recensione di: "Loro": i pupazzi polacchi di Stalin

VII. COMUNISMO EBREO COME FORMA DI NICHILISMO EBREO

Vedi la mia recensione di: Perché gli ebrei? La ragione per l'antisemitismo

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CONCLUSIONE:

Dato che gli ebrei ricavano credito collettivo per i loro Albert Einsteins e Jonas Salks, non dovrebbero anche assumere responsabilità collettiva per gli assassini di massa ebrei come Genrikh Yagoda e Lazar Kaganovich?

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COME IL MASSICCIO SUPER-COINVOLGIMENTO DEGLI EBREI NEL COMUNISMO INFIAMMÒ A LUNGO LE RELAZIONI TRA POLACCHI ED EBREI

Lo ZYDOKOMUNA (judeo-bolscevismo) non può essere tolto di mezzo. Inoltre, la parte di colpa ebraica per il comunismo non può essere cancellata solo perché c'erano ebrei non comunisti. Infine, poiché gli ebrei invitano regolarmente i polacchi a "fare i conti con il passato", in senso collettivo, per le azioni di solo alcuni polacchi, gli ebrei dovrebbero essere tenuti a fare allo stesso modo.

Per apprendere del dominio degli ebrei nella leadership dei primi decenni dell'Unione Sovietica, clicca e leggi la mia recensione dettagliata di, Gli ebrei dell'Unione Sovietica: La storia di una minoranza nazionale (Cambridge Russo, Sovietico e Post -Soviet Studies).

Vedi anche THE RULERS OF RUSSIA, di Denis Fahey. (1940). Condon Printing Company, Detroit.

Per dettagli sulla massiccia e duratura rappresentanza ebraica nella leadership della polizia segreta comunista sovietica (NKVD), responsabile dell'uccisione di milioni di persone innocenti, clicca e leggi la mia recensione dettagliata di Polin: Studies in Polish Ebreo, volume 26: ebrei e ucraini.

Vedi anche IL SECOLO EBREO. La mia recensione su Amazon è datata 29 ottobre 2010.

Per una fonte accademica primaria in lingua russa sulla leadership ebraica che ha dominato il NKVD, clicca e leggi la mia recensione dettagliata in lingua inglese di Kto Rukovodil NKVD, 1934-1941: Spravochnik.


Questo post è apparso per la prima volta su Russia Insider

sabato 31 marzo 2018

I leader cristiani in Terra Santa denunciano "una campagna sistematica di abusi contro le chiese"

di Madeleine Davies - 26 febbraio 2018


Un uomo accanto a un manifesto di protesta appeso fuori dalle porte chiuse della Chiesa del Santo Sepolcro nella città vecchia di Gerusalemme, dopo che le autorità cristiane hanno chiuso la chiesa in segno di protesta

Una TASSA che avrebbe dato al governo israeliano il diritto di confiscare i terreni della chiesa ricorda le leggi emanate contro gli ebrei nella Germania nazista. Così hanno detto le autorità cristiane di Terra Santa in questo fine settimana annunciando la chiusura della Chiesa del Santo Sepolcro, in segno di protesta per una "campagna sistematica di abusi contro chiese e cristiani".

Domenica è stata firmata una dichiarazione rilasciata dal Patriarca greco ortodosso Teofilo III di Gerusalemme dal Custode cattolico di Terra Santa, don Francesco Patton, un sacerdote francescano responsabile della tutela dei luoghi santi per conto della Chiesa cattolica romana e dal patriarca armeno di Gerusalemme, Nourhan Manougian. In questa dichiarazione si afferma che la campagna ha raggiunto il suo apice nella "tassa sui terreni delle chiese", un "disegno di legge discriminatorio e razzista", che è alla Knesset (Notizie, 10 novembre)

Annunciando la chiusura del Santo Sepolcro del quarto secolo, considerato da molti cristiani il luogo più santo del mondo, hanno condannato un "attacco sistematico e senza precedenti contro i cristiani in Terra Santa" che "viola gravemente il più basilare, antico e sovrano diritto, calpestando il delicato rapporto intessuto per decenni tra la comunità cristiana e le autorità civili".

Il disegno di legge, presentato da Rachel Azaria del partito Kulanu, consentirebbe al governo israeliano di confiscare le terre in affitto alle chiese e assegnarle a terzi. Questa signora sostiene che il progetto sia teso a proteggere i residenti che vivono su terreni venduti dalle chiese a costruttori privati. La dichiarazione di domenica denuncia come si prendano di mira solo le proprietà della comunità cristiana. Questo, viene detto, "a noi ricorda tutte quelle leggi di natura simile che sono state promulgate contro gli ebrei durante i periodi bui in Europa".

Le autorità religiose pongono anche l'accento su "scandalosi avvisi di pagamento e ordini di sequestro di beni, proprietà e conti bancari della Chiesa per presunti debiti su punitive imposte municipali".

Quest'anno, la municipalità di Gerusalemme ha annunciato che avrebbe iniziato a riscuotere le tasse di proprietà dalla chiesa. I luoghi di culto sono esclusi, ma sono inclusi gli alberghi e le aziende di proprietà delle Chiese, così come le residenze per la comunità, come quelle all'interno di monasteri, centri sociali, scuole e cliniche.

Il Comune chiede anche che queste tasse vengano pagate dalle Chiese retroattivamente e che vengano calcolate tanto su beni e proprietà, quanto sui conti bancari. In totale, vengono riscossi £ 132 milioni da 887 proprietà, tra cui alcune di proprietà delle Nazioni Unite. L'Associazione della Chiesa di Gerusalemme e del Medio Oriente riferisce che la Chiesa anglicana sta affrontando richieste per 1,44 milioni di sterline e che due dei suoi conti bancari sono stati congelati (News, 23 febbraio).

In una lettera aperta pubblicata all'inizio di questo mese, i leader di 13 chiese, tra cui l'arcivescovo anglicano di Gerusalemme, il reverendo Suheil Dawani, hanno affermato come ciò sia in contrasto con l'intesa storica tra le Chiese e le autorità civili. Lo status quo di Gerusalemme, che risale al XVIII secolo, include l'accordo che il terreno di proprietà delle Chiese non possa essere confiscato o tassato.

"Le autorità civili hanno sempre riconosciuto e rispettato il grande contributo delle chiese cristiane, che investono miliardi nella costruzione di scuole, ospedali e case, molte per anziani e svantaggiati, in Terra Santa", dice la lettera. "Una misura del genere compromette il carattere sacro di Gerusalemme e mette a repentaglio la capacità della Chiesa di condurre il suo ministero in questa terra a nome delle sue comunità e della Chiesa mondiale".

Nella dichiarazione di domenica, i tre leader avvertono come la mossa sembri essere "un tentativo di indebolire la presenza cristiana a Gerusalemme" e che "le più grandi vittime di questo sono famiglie impoverite che rimarranno senza cibo e alloggio, così come bambini che non potranno frequentare la scuola ".

In una dichiarazione rilasciata al Jerusalem Post questo mese, la municipalità di Gerusalemme ha dichiarato di avere "eccellenti e rispettose relazioni con ogni chiesa della città, e che continuerà a proteggere la loro libertà di religione. Tuttavia, non può accettare una situazione in cui alberghi e affari siano esentati dal pagamento dell'imposta patrimoniale solo perché di proprietà di una chiesa." Si sostiene come la nuova interpretazione legale assoggetti a tassazione le proprietà della Chiesa.

Il Comune, che affronta un deficit di bilancio, è impegnato in una disputa con il Ministero delle Finanze israeliano sui fondi per la capitale. Il Times of Israel ha riferito come la città abbia un basso gettito fiscale a causa del fatto che una grande percentuale di residenti non lavora, inclusi gli ebrei ultra-ortodossi e gli arabi palestinesi.

Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat , ha detto questo mese: "È assurdo che i residenti di Gerusalemme finanzino da soli i servizi municipali per le chiese e le Nazioni Unite, e che al comune venga impedito di raccogliere enormi somme che potrebbero migliorare significativamente lo sviluppo dei servizi per la città". "Se lo stato desidera che la situazione attuale continui, chiediamo che ci compensi completamente per quelle somme."

La dichiarazione di domenica è solo l'ultima di una serie di richieste di soccorso da parte dei leader della chiesa nella regione. A settembre, l'arcivescovo Dawani è stato uno dei 13 leader della chiesa che ha avvertito su di "un sistematico tentativo di indebolire l'integrità della città santa di Gerusalemme e della Terra Santa e di indebolire la presenza cristiana" (News, 22 settembre).

A novembre, il Patriarca greco-ortodosso Theophilos III ha condotto un tour internazionale di politici e dirigenti ecclesiastici, nel tentativo di sollevare l'allarme sulla "tassa sui terreni delle chiese" e su vari casi giudiziari. Ha avvertito: "Se non agiamo presto, poi sarà troppo tardi. E il risultato sarà catastrofico "(News, 10 novembre 2017). L'arcivescovo di Canterbury è stato tra coloro che hanno rilasciato dichiarazioni di sostegno, invitando "tutte le parti a sostenere lo status quo e resistere al suo indebolimento".

Nel 1990, la Chiesa del Santo Sepolcro era tra le chiese che furono chiuse per 24 ore in segno di protesta contro l'occupazione dell'ospizio di San Giovanni da parte di coloni ebrei.

Un comunicato stampa che ha accompagnato la dichiarazione di domenica ha detto che i cristiani a Gerusalemme hanno dovuto affrontare "un'escalation di intimidazioni da parte di gruppi di coloni radicali. Le chiese affrontano ogni giorno la profanazione e il vandalismo e i cristiani sono regolarmente sottoposti ad assalti violenti mentre viaggiano per pregare. Questi gruppi hanno usato a lungo intimidazioni, corruzione e comportamenti anti-sociali estremi nel tentativo di costringere cristiani e altri non ebrei fuori dalla Città Santa. Ma mentre le loro azioni contravvengono chiaramente alla legge israeliana, i loro crimini sono in gran parte ignorati".

martedì 27 marzo 2018

Gli ebrei di Stalin


Non dobbiamo dimenticare che alcuni dei più grandi assassini dei tempi moderni furono ebrei.


Sever Plocker | Pubblicato: 12.21.06

Una data storica particolarmente desolante: quasi 90 anni fa, tra il 19 e il 20 dicembre 1917, nel pieno della rivoluzione bolscevica e della guerra civile, Lenin firmò un decreto che richiedeva l'istituzione della Commissione Straordinaria per tutta la Russia per la lotta alla Contro-Rivoluzione e al Sabotaggio, nota anche come Cheka.


In breve tempo, Cheka divenne la più grande e più crudele organizzazione per la sicurezza dello stato. La sua struttura organizzativa cambiava ogni qualche anno, come il suo nome: Da Cheka a GPU, in seguito a NKVD e in seguito a KGB.


Non possiamo sapere con certezza il numero di morti di cui è stato responsabile il Cheka nelle sue varie forme, ma il numero è sicuramente di almeno 20 milioni, incluse le vittime della collettivizzazione forzata, la fame, le grandi purghe, le espulsioni, le esecuzioni e le morti di massa nei Gulags.


Sono stati eliminati interi strati di popolazione: agricoltori indipendenti, minoranze etniche, membri della borghesia, alti ufficiali, intellettuali, artisti, attivisti del movimento operaio, "membri dell'opposizione" come sono stati definiti in modo completamente casuale e innumerevoli membri del partito comunista stesso.


Nel suo nuovo, molto apprezzato libro "La guerra del mondo", lo storico Niall Ferguson scrive che nessuna rivoluzione nella storia dell'umanità ha divorato i suoi figli con la stessa sfrenata voracità della rivoluzione sovietica. Nel suo libro sulle purghe staliniane, il dott. Igal Halfin dell'Università di Tel Aviv scrive che la violenza stalinista era unica in quanto a essere diretta internamente.


Lenin, Stalin e i loro successori non avrebbero potuto portare a termine le loro azioni senza una cooperazione su larga scala di disciplinati "funzionari del terrore", crudeli inquisitori, spioni, carnefici, guardie, giudici, pervertiti e molti sanguinari che erano membri della sinistra progressista occidentale  ingannata dal regime del terrore sovietico al quale fornirono pure il certificato kosher.


Tutte queste cose sono ben note per certi aspetti, anche se gli archivi dell'ex Unione Sovietica non sono stati ancora completamente aperti al pubblico. Ma chi conosce queste cose? All'interno della stessa Russia, pochissime persone sono state assicurate alla giustizia per i loro crimini al servizio del NKVD e del KGB. Il pubblico russo oggi ignora completamente la questione di "Come è potuto succederci tutto questo?" A differenza delle nazioni dell'Europa orientale, i russi non hanno mai regolato il conti con il loro passato stalinista.


E noi, gli ebrei? Uno studente israeliano finisce il liceo senza mai nominare "Genrikh Yagoda", il più grande assassino ebreo del XX secolo, il vice comandante della GPU e fondatore e comandante del NKVD. Yagoda ha implementato diligentemente gli ordini di collettivizzazione di Stalin ed è stato responsabile della morte di almeno 10 milioni di persone. I suoi delegati ebrei istituirono e gestirono il sistema Gulag. Dopo essere caduto in disgrazia a Stalin, Yagoda fu retrocesso e giustiziato, e fu rimpiazzato come boia capo nel 1936 da Yezhov, il "nano sanguinario".


Yezhov non era ebreo ma fu benedetto da un'attiva moglie ebrea. Nel suo libro "Stalin: La corte della stella rossa", lo storico ebreo Sebag Montefiore scrive che durante il periodo del terrore più oscuro, quando la macchina comunista dello sterminio funzionava a pieno regime, Stalin era circondato da donne ebree giovani e belle.


Fra gli stretti collaboratori e fedelissimi di Stalin era incluso il membro del Comitato Centrale e del Politburo Lazar Kaganovich. Montefiore lo caratterizza come il "primo stalinista" e aggiunge che le morti per fame in Ucraina, una tragedia senza precedenti nella storia del genere umano, a parte gli orrori nazisti e il terrore di Mao in Cina, non hanno smosso Kaganovich.


Molti ebrei hanno venduto la loro anima al diavolo della rivoluzione comunista e avranno le loro mani insanguinate per l'eternità. Ne menzioniamo solo uno: Leonid Reichman, capo del dipartimento speciale del NKVD e capo inquisitore dell'organizzazione, che fu un sadico particolarmente crudele.


Nel 1934, secondo le statistiche pubblicate, il 38,5% di coloro che occupavano i posti più alti negli apparati di sicurezza sovietici erano di origine ebraica. Anche loro, ovviamente, furono gradualmente eliminati nelle epurazioni seguenti. In una affascinante conferenza all'Università di Tel Aviv questa settimana, la dottoressa Halfin ha descritto le ondate del terrore sovietico come un "carnevale di omicidi di massa", "fantasia di epurazioni" e "messianesimo del male". Ne viene fuori che anche gli ebrei, quando affascinati dall'ideologia messianica, possono diventare grandi assassini, tra i più grandi conosciuti dalla storia moderna.



Gli ebrei attivi negli apparati terroristici comunisti ufficiali (nell'Unione Sovietica e all'estero) e che a volte li guidavano, non agivano, ovviamente, come ebrei, ma piuttosto come stalinisti, comunisti e "popolo sovietico". Pertanto, è facile ignorare la loro origine e "dire stupidamente": cosa abbiamo a che fare noi [ebrei] con loro? Ma non dimentichiamoli. La mia opinione è diversa. Trovo inaccettabile che una persona venga considerata un membro del popolo ebraico quando fa grandi cose, ma non venga considerato parte del nostro popolo quando fa cose incredibilmente spregevoli.


Anche se lo neghiamo, non possiamo sfuggire all'ebraicità dei "nostri boia", che hanno servito il Terrore rosso con lealtà e dedizione dal suo insediamento. Dopotutto, altri ci ricorderanno sempre la loro origine.


Fonte: https://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3342999,00.html

sabato 2 dicembre 2017

Memoria dell'Olocausto:
Cosa c'è dietro la campagna?

 Di Mark Weber

Dalla fine degli anni '70 la "Memoria dell'Olocausto" è diventata sempre più importante negli Stati Uniti e in molti altri paesi. La campagna per ricordare l'Olocausto - spesso definita come l'omicidio genocida di sei milioni di ebrei in Europa durante la seconda guerra mondiale - include numerosi eventi commemorativi, corsi di formazione in molte scuole e un flusso di film, speciali televisivi, libri e riviste articoli.


In tutti gli Stati Uniti, importanti leader politici e civili partecipano alle annuali cerimonie commemorative dell'Olocausto. Un certo numero di paesi, tra cui Gran Bretagna, Germania e Italia, osservano ufficialmente un giorno della memoria dell'Olocausto. Nel 2005 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione presentata da Israele per designare il 27 gennaio come giornata internazionale della memoria dell'Olocausto.


Ogni grande città americana ha almeno un museo o memoriale dell'Olocausto. In tutto il mondo ci sono oltre 250 musei e memoriali dell'Olocausto, la maggior parte negli Stati Uniti e in Europa. Il più grande è l'US Holocaust Memorial Museum di Washington, che è gestito da un'agenzia governativa finanziata dai contribuenti e attira circa due milioni di visitatori ogni anno.


Al pubblico viene continuamente ricordata la sofferenza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Solo tra il 1989 e il 2003 sono stati realizzati più di 170 film con temi sull'Olocausto. In molte scuole americane ed europee, e in tutte le classi israeliane, l'attenzione sulla sofferenza degli ebrei d'Europa in tempo di guerra è obbligatoria. 

 
Yehuda Bauer, un importante specialista dell'Olocausto e professore all'Università Ebraica in Israele, ha osservato nel 1992: "Se presentato autenticamente o inautenticamente, in accordo con i fatti storici o in contraddizione con loro, con empatia e comprensione o come kitsch monumentale, l'Olocausto è diventato un simbolo dominante della nostra cultura ... Difficilmente passa un mese senza una nuova produzione televisiva, un nuovo film, una serie di nuovi libri di prosa o poesia che trattano l'argomento, e l'alluvione sta aumentando piuttosto che diminuire. " 

 
Tim Cole, professore di storia e importante specialista degli studi sull'olocausto, scrive nel suo libro Selling the Holocaust: "Da un inizio relativamente lento, siamo arrivati ​​al punto in cui la cultura ebraica in particolare, e la cultura occidentale in generale, sono sature dell' "Olocausto", infatti, l' "Olocausto" ha saturato la cultura occidentale in misura tale da non apparire solo al centro del palcoscenico, ma si annida in secondo piano, come dimostra il notevole numero di film contemporanei che includono l' "Olocausto" come trama o sotto-trama."
In che modo l'Olocausto ha avuto un ruolo così importante in America? "Una buona parte della risposta", scrive lo studioso ebreo Peter Novick, "è il fatto ... che gli ebrei svolgono un ruolo importante e influente a Hollywood, nel settore televisivo e nel mondo dei giornali, delle riviste e dell'editoria". Chiunque neghi che questo sia un fattore importante dietro la "massiccia attenzione" data all'Olocausto nei media statunitensi, aggiunge, "è inesperto o ingenuo".

 
Sfruttare l'Olocausto

Cosa c'è dietro la campagna dei ricordi dell'Olocausto? Di chi sono gli interessi?


Ovviamente è appropriato ricordare le vittime del genocidio, della guerra e dell'oppressione. Ma il ricordo dell'Olocausto non è, come sostengono i suoi sostenitori, un nobile sforzo motivato da sincera preoccupazione per l'umanità. Invece, questa implacabile campagna è un'espressione del potere ebraico-sionista ed è progettata per promuovere interessi ebraici-sionisti.


In occasione dell'inaugurazione dello
US Holocaust Memorial Museum in Washington, l'autore ebreo Melvin Jules Bukiet definì il Museo una "cruda dichiarazione di potere" e aggiunse: "Non è una tragedia ebraica ricordata al centro questa settimana ; è il potere ebraico a cui viene pagato l'omaggio ".
La campagna per la memoria dell'Olocausto incoraggia la simpatia e il sostegno per ebrei e Israele. Aiuta a giustificare il massiccio e continuo sostegno dell'America per Israele, e a scusare politiche altrimenti imperdonabili dello stato sionista. Tra gli ebrei rafforza un sentimento di solidarietà di gruppo e promuove un senso di scopo comunitario.Norman Finkelstein, uno studioso ebreo che ha ricoperto incarichi di insegnamento presso la New York University e la DePaul University, scrive nel suo best seller The Holocaust Industry, che "invocare l'Olocausto" è "uno stratagemma per delegittimare ogni critica agli ebrei". Aggiunge: "Attribuendo totale irreprensibilità agli ebrei, il dogma dell'Olocausto immunizza Israele e gli ebrei americani da censure legittime ... Gli ebrei americani organizzati hanno sfruttato l'olocausto nazista per sviare le critiche contro le politiche israeliane e le proprie politiche moralmente indifendibili".
Paula Hyman, professore di storia ebraica moderna all'Università di Yale, ha osservato: "Per quanto riguarda Israele, l'Olocausto può essere usato per prevenire le critiche politiche e sopprimere il dibattito, rafforza il senso degli ebrei come un popolo eternamente assediato che può contare per la propria difesa solo su se stesso.
L'invocazione della sofferenza sopportata dagli ebrei sotto il nazismo spesso prende il posto di argomentazioni razionali, e si prevede che convincerà i dubbiosi della legittimità dell'attuale politica del governo israeliano. "Questa opinione è ripresa da un altro studioso ebreo, Tony Judt, direttore del Remarque Institute presso la New York University:"La Shoah [termine ebraico per l'Olocausto] viene frequentemente sfruttato in America e Israele per deviare e proibire qualsiasi critica a Israele. In realtà, l'Olocausto degli ebrei d'Europa è oggi sfruttato tre volte: dà alla comunità ebraica americana in particolare una retrospettiva 'identità di vittima' unica, consente a Israele di sconfiggere le sofferenze di qualsiasi altra nazione (e giustificare i propri eccessi) con l'affermazione che la catastrofe ebraica era unica e incomparabile e (in contraddizione con le prime due) è addotta come metafora universale per il male - ovunque, dappertutto e sempre - e insegnato ai bambini in tutta l'America e l'Europa senza alcun riferimento al contesto o alla causa.Questa strumentalizzazione moderna dell'Olocausto per un vantaggio politico è eticamente scorretta e politicamente imprudente ".In Israele, dice Tom Segev, un eminente giornalista e autore israeliano, l'Olocausto è diventato "un oggetto di culto". Inoltre, scrive, "il 'retaggio dell'Olocausto', come viene insegnato nelle scuole di [Israele] e promosso nelle cerimonie commemorative nazionali, spesso incoraggia lo sciovinismo insulare e la sensazione che lo sterminio nazista degli ebrei giustifichi qualsiasi atto che sembra contribuire alla sicurezza di Israele, compresa l'oppressione della popolazione nei territori occupati da Israele nella Guerra dei Sei Giorni. "
Amira Hass, una giornalista e autrice israeliana pluripremiata, è ancora più schietta. Scrivendo su un importante quotidiano israeliano, dice: "... Israele ha trasformato la liquidazione degli ebrei d'Europa in una risorsa: i nostri parenti assassinati sono stati arruolati per consentire a Israele di continuare a non fregarsene delle decisioni internazionali contro l'occupazione: la sofferenza che i nostri genitori hanno sopportato nei ghetti e nei campi di concentramento che hanno riempito l'Europa, l'angoscia e il tormento fisico e mentale a cui i nostri genitori sono stati sottoposti ogni singolo giorno sin dalla "liberazione" sono usati come armi per contrastare qualsiasi critica internazionale alla società che stiamo creando qui. Questa è una società con una discriminazione implicita sulla base della nazionalità, e la discriminazione si sta diffondendo da una parte e dall'altra della Linea Verde: una società che continua sistematicamente a bandire la nazione palestinese dalla sua terra e usurpare i suoi diritti come nazione e le sue possibilità per un futuro umano ".La grande lezione dell'Olocausto, dice il primo ministro israeliano Ariel Sharon, è che gli ebrei devono "rimanere sempre vigili e fidarsi di nessuno tranne noi stessi: gli ebrei possono contare solo su se stessi". I giovani ebrei, aggiunge, "hanno il dovere di lasciare in eredità la lezione, i ricordi e le storie, per sottolineare l'importanza dell'esistenza dello stato ebraico". 


Nessun ricordo simile per i non ebrei

Le vittime non ebree di genocidio, oppressione e guerra non meritano la stessa considerazione delle vittime ebree dell'Olocausto. Non ci sono musei paragonabili, memoriali o cerimonie solenni per commemorare, per esempio, il numero enormemente maggiore di vittime del comunismo sovietico e cinese.Come gli storici riconoscono, le vittime non ebree del dittatore russo sovietico Joseph Stalin superano di gran lunga gli ebrei che morirono a causa delle politiche di Hitler. Robert Conquest, un eminente studioso della storia russa del XX secolo, stima il numero di coloro che hanno perso la vita a causa delle politiche di Stalin come "non meno di 20 milioni". Stime autorevoli del numero di cinesi che sono morti come vittime di uccisioni, repressioni, fame e lavori forzati sotto il regime comunista di Mao Zedong vanno da circa 30 milioni a oltre 60 milioni.
Gli americani sono addestrati e incoraggiati a "sapere" che sei milioni di ebrei furono assassinati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Ma pochi americani, anche quelli ben istruiti, hanno idea di quanti russi, polacchi, cinesi o persino americani abbiano perso la vita in quel conflitto globale. Le stime sul numero di cinesi che hanno perso la vita in quanto vittime dirette e indirette dell'aggressione e dell'occupazione giapponesi negli anni '30 e '40 variano da circa dieci milioni a più del doppio. Il governo cinese ha messo la cifra a 35 milioni.
Durante gli anni dal 1885 al 1908, circa cinque-otto milioni di africani morirono nel Congo come vittime dirette e indirette delle brutali politiche delle autorità coloniali belghe. Queste morti poco ricordate erano il risultato di omicidi diffusi, fame, esaurimento e esposizione.


Leggi sulla "negazione dell'olocausto" 


In alcuni paesi leggi speciali sulla "negazione dell'Olocausto" soffocano la discussione libera e obiettiva sulla questione dell'Olocausto. In Israele, Germania, Francia, Austria e poche altre nazioni, è un crimine "sminuire" pubblicamente, contestare, "sbiancare" o "negare" l'Olocausto. Nessun altro capitolo della storia è protetto dalla legge in questo modo. Anche dichiarazioni accurate di fatti che violano le leggi sulla "negazione dell'Olocausto" sono punite. Nel corso degli anni, molte persone in questi paesi sono state multate, imprigionate o costrette all'esilio per il fatto di contestare le affermazioni dell'Olocausto. 

'Scelto da Dio'

L'Olocausto viene spesso trattato con riverenza e come evento centrale della storia del mondo. Per molti ebrei, dice il rabbino Michael Goldberg, un autore ebreo e leader religioso, la "venerazione" dell'Olocausto è diventata una nuova religione. "E come in ogni chiesa organizzata", aggiunge, "questo culto dell'Olocausto ha i suoi principi di fede, riti e santuari".
La campagna per la memoria dell'Olocausto riflette una visione arrogante degli ebrei come persone speciali e superiori. Abraham Foxman, capo della Anti-Defamation League - uno dei più influenti gruppi sionisti - ha dichiarato: "... L'Olocausto è qualcosa di diverso, è un evento singolare, non è semplicemente un esempio di genocidio, ma un attentato quasi riuscito contro la vita dei figli scelti da Dio e, quindi, contro Dio stesso. È un evento che è l'antitesi della Creazione come raccontata nella Bibbia; e come il suo opposto, che è rivissuto settimanalmente con il Sabbath e annualmente con la Torah, deve essere ricordata di generazione in generazione. "
La morte e la sofferenza degli ebrei non meritano di essere venerati più della morte e della sofferenza dei non ebrei. La campagna per la memoria dell'Olocausto merita sdegno, non sostegno, perché è uno sforzo unilaterale che serve interessi strettamente ebraici e israeliani e rafforza il potere ebraico-sionista.

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fonte: http://www.ihr.org/leaflets/holocaust_remembrance.shtml