Sembra che alla fine, “l’utero in affitto” non diventerà legge in
Italia. Alle femministe è venuto qualche dubbio… Lo ha condannato, come
pratica degradante della donna, anche il parlamento europeo. Però in
Italia è stato parte della “grande lotta progressista sulle unioni
civili”, del ddl Cirinnà. Beninteso lo “utero in affitto” in Italia è
reato, ma la Cirinnà non vuole che siano punite le coppie che vanno
all’estero per affittare uteri. La Cirinnà e, notoriamente,
progressista, come il suo partito, che un tempo si proclamava difensore
della classe operaia, degli sfruttati in genere.
Diritti “arcobaleno”
Ora, la coppia italiana che va’ in Pakistan, India o Ucraina per
procurarsi l’utero in affitto, trova donne giovani e poverissime, le fa’
ingravidare a pagamento, fa’ condurre a loro la gestazione, e poi gli
prende il bambino. La madre affittata viene pagata con qualche migliaia
di euro. Perde ogni diritto sul bambino; ma che vuole? E’ stata pagata.
Questo è – tralasciata ogni altra considerazione – sfruttamento della
povertà. Anzi peggio, della miseria del Terzo Mondo su cui una volta
era “di sinistra” commuoversi e indignarsi. Come il traffico di
organi, come quelli che comprano un rene da un miserabile indiano o
ucraino. E’ un’azione che dovrebbe suscitare l’indignazione “di classe”
di un partito che un tempo era “avanguardia del proletariato” e lottava
“a fianco degli sfruttati”.
Adesso il PD, gli sfruttati, li sfrutta. Per la Cirinnà la coppia
ricca che torna col figlio deve essere immune dalle conseguenze penali
che prevede la legge italiana per chi faccia la stesa cosa in Italia;
ovviamente dà un grande sviluppo al mercato, già fiorente, dell’utero
delle povere in affitto, di cui si occupano grosse agenzie
internazionali: mettono in contatto la domanda e l’offerta. E ciò,
adesso, è progressista. Le Repubblica ci scrive sopra mielosi
reportages: “Noi donne divenute madri grazie all’utero in affitto”. Dove
una ricca italiana racconta di quando ha visto l’utero che aveva
pagato a Delhi: “Emozionante. Con mio marito Abbiamo conosciuto Latika,
capelli scuri e un grande sorriso, accanto aveva suo marito che fa il
conducente di autobus. Abbiamo parlato in inglese di quello che ci
aspettava, delle nostre storie, dei motivi che avevano fatto incrociare
le nostre vite: lei lo faceva per i suoi due figli, per pagargli
un’istruzione superiore. Per tutta la gravidanza abbiamo chiacchierato,
comunicato via skype, tenendoci in contatto mentre il desiderio cresceva
e si faceva più reale”.
“Il desiderio cresceva”: impagabile – i ricchi,i desideri se li
soddisfano, hanno i soldi. E lei, la donna indiana che ha dato l’utero
(fecondato con lo sperma del marito italiano)? “L’ha fatto per dare
un’istruzione ai suoi figli”.
La Repubblica osa la domanda:
Non è sfruttamento dei ricchi sui poveri?
Risposta di “LAURA”, l’italiana ricca: “Quello purtroppo c’è in tutto
il mondo, basti pensare ai minorenni sfruttati nelle fabbriche, alle
ragazzine vendute sulle strade senza che nessuno si scandalizzi. Qui
almeno c’era un rapporto tra adulti consapevoli, una libera scelta. Io,
se fossi stata al posto loro, nella loro situazione, probabilmente avrei
fatto la stessa cosa”. http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/gravidanza-e-parto/2015/12/09/news/noi_donne_diventate_madri_grazie_all_utero_in_affitto-129137441/ http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/gli-italiani-che-vanno-ucraina-cercare-un-utero-affitto
Adesso, dunque, lo sfruttatore della miseria è progressista e
illuminato se risponde: “Lo sfruttamento? C’è in tutto il mondo”. Una
volta era una frase da capitalista odioso, che se ne infischia dei
poveri; una volta, il progressista militava per “la liberazione degli
oppressi”, accusava il ricco,il “filisteo” borghese, che si accomodava
dell’ingiustizia sociale, essendone il favorito. Era progressista, una
volta, voler mettere fine per sempre allo sfruttamento dei ricchi sui
poveri; adesso non più. Adesso chi si oppone alla compravendita delle
donne povere perché si facciano ingravidare, non è progressista: è
oscurantista, cattolico reazionario, omofobo.
E’ proprio un modo comune di sentire, a sinistra; una callosa
abitudine, lo sfruttamento del povero. Non se ne accorgono nemmeno.
Alessandra Moretti, la candidata del PD alle regionali del Veneto, ha
una cosa in mente: come alloggiare quanti più profughi e immigrati
clandestini dal Medio Oriente? Questo è progressista: accogliamoli
tutti. Specie nelle regioni reazionarie che votano Lega. La Moretti sa
anche come fare: “I pensionati ospitino gli immigrati nelle loro case.
Un pensionato che ha un assegno esiguo potrebbe arrotondare ospitando un
profugo a casa sua: circa 35 euro al giorno sono una buona cifra per
chi ospita nella propria casa un immigrato”.
La progressista
Già: magari un immigrato maschio e minaccioso che terrorizza la
vecchietta sola, che depreda il fragile vecchietto e gli porta in casa
chissà chi, o la usa come base per lo spaccio, o che lo ammazza
addirittura. Ma il povero riceverà 35 euro dallo Stato, una pacchia
(glieli porterà via l’immigrato di sicuro) . Ma perché non comincia lei,
la candidata progressiste Moretti? “Ospitare un profugo a casa mia? mi
pare paradossale”. Eh certo, mica ha bisogno, lei, dei 35 euro.
Nemmeno si rende conto che quel che propone, la progressista, è
sfruttamento della miseria. Di più: un insulto alla miseria. I
pensionati sono bisognosi, dunque li subaffittiamo agli immigrati; la
burocrazia inadempiente pubblica ha prodotto sette milioni di pensionati
a 500 euro al mese, e perché dovrebbero schifare di mettersi in casa un
negro, un afghano, un musulmano siriano, e fargli da servo?
E si noti il tono con cui la tizia fa’ la sua proposta: un tono, come
dire?, padronale. Con la più callosa incoscienza e insensibilità per la
situazione reale degli “anziani” di cui straparla, povera vulnerabile
parte della società che più vive nella paura degli “extracomunitari”, e
ben a ragione. E’ l’illustrazione involontaria di come l’oligarchia
dei pubblici parassiti si senta padrona del popolo italiano,
che tassa per estrarne i proprio stipendi milionari, e della enorme
parte di assistiti che mantiene in miseria al suo servizio. Ci hanno
svenduto a stranieri il patrimonio pubblico che ci apparteneva (le
privatizzazioni). Ci considerano loro servi. E sono progressisti.
L’idea della Moretti sta sul piano di quella attribuita (falsamente) a
Maria Antonietta: “ il popolo non ha pane? Mangi la brioche”. Ma se
anche l’avesse detta, Maria Antonietta aveva la scusante d’essere nata
aristocratica, e non aver mai preteso di definirsi progressista. Invece
la Moretti è “democratica” e dunque progressista per definizione. E’ di
sinistra. Una volta era di sinistra “lottare” per aumenti di
pensioni e salari. Adesso è di sinistra insultare i poveri e i vecchi e
cercare di metterli a servire degli ospiti indesiderati, ignoti e
pericolosi. E’ di sinistra sottometterli a prestazioni sgradevoli e
pesanti per una paga da fame: una volta si chiamavano corvées; ma era
l’Ancien Régime monarchico, mica la democrazia.
E’ proprio una mentalità generale che ha conquistato il progressismo,
che l’ha invertito dalla sua posizione storica. In tutta Europa. Dopo i
fatti criminali commessi dai “profughi” jihadisti a Colonia, i media
progressisti hanno taciuto per non essere “discriminatori”. Adesso s’é
saputo che cose peggiori hanno commesso in Svezia, da mesi, i cosiddetti
profughi musulmani contro le donne, e il governo stesso ha taciuto e
non punito né perseguito i colpevoli. Omertà progressista. Perché? Per
non violare i “diritti umani” si tacciono e non si puniscono gli stupri
di massa. E’ proprio così: in nome di “diritti” astratti, nemmeno mai
definiti (1), si consente la violazione del diritto più elementare,
primordiale e certo, quello all’intimità della propria persona fisica.
Nelle piscine tedesche
Il Progressismo già s’era ridotto a perseguire, definendole come
“conquiste di sinistra”, legalizzazioni mortuarie e cadaveriche come
l’aborto, l’eutanasia, il rimestare embrioni congelati, l’uso di
stupefacenti. Adesso adotta come “avanzato” e innovativo lo sfruttamento dei ricchi sui poveri.
Forse sarebbe arrivato il momento che la sinistra si facesse un esame
di coscienza. Se avesse coscienza. Resta l’utilità di un esame
intellettuale curioso: com’è arrivato, il progressismo, alla sua stessa
inversione? La risposta è forse nella domanda. Da quando il progressismo
ha adottato come suo compito i “diritti” degli invertiti, non poteva che finire così, nell’inversione di tutti i valori.
Note
1 – “Dogmi fluidi, liberamente reinterpretati”: così magistralmente li definisce Giuseppe Reguzzoni (Il liberalismo illiberale, come il politicamente corretto è divenuto la nuova religione civile delle società liberali
– Antaios, 2015, euro 13). “Mentre l’Europa e l’Occidente lodano il
resto del mondo quando rispetta i diritti umani e arriva persino a porre
il rispetto di questi ultimi come condizione per fornire aiuti
umanitari, i politici europei si rifiutano di stabilire in maniera
obbiettiva quali siano i contenuti reali di questi diritti”. Da qui “i
tratti di slealtà che sono caratteristici del linguaggio politicamente corretto” che guasta nel profondo la civiltà cosiddetta occidentale.
Vladimir Bukovsky è uno scrittore, neurofisiatra
e attivista dissidente russo che ha trascorso 12 anni nelle prigioni
psichiatriche russe e nei campi di lavoro, per aver difeso i diritti
umani durante gli anni ’60 e gli anni ’70. Il suo ultimo periodo di
prigionia risale al 1971. Arrivò in occidente nel 1976 e oggi vive a
Cambridge. Ha sperimentato sulla sua pelle un sistema che egli considera
sinistramente simile a quello che oggi ci viene imposto con l’Unione
Europea. Ecco il video, che ho tradotto e sottotitolato per voi, nel
quale esprime pensieri pesanti come macigni, che dovrebbero scuotere
anche le coscienze più sopite.
E’ veramente un enigma per me capire perché, dopo avere appena seppellito un mostro, l’Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro notevolmente simile: l’Unione Europea. Esattamente, cos’è l’Unione Europea? Forse, esaminando la sua versione sovietica, possiamo trovare la risposta.
L’Unione Sovietica era governata da quindici persone non elette che si attribuivano incarichi l’un l’altro e che non erano tenuti a rispondere a nessuno. L’Unione Europea è governata da due dozzine di persone non elette, che si attribuiscono incarichi l’un l’altro, si incontrano in segreto, non devono rispondere a nessuno e che non possiamo rimuovere.
Uno potrebbe dire che l’Unione Europea ha un Parlamento eletto. Beh,
anche l’Unione Sovietica aveva una specie di Parlamento, il Soviet Supremo, che si limitava a timbrare le decisioni del Politburo più o meno come fa oggi il Parlamento dell’Unione Europea,
dove i tempi di parola nella plenaria sono limitati all’interno di
ciascun gruppo e spesso ammontano a un solo minuto per
oratore. Nell’Unione Europea ci sono centinaia di migliaia di
euroburocrati con altissimi stipendi, con i loro staff, i loro
servitori, i loro bonus, i loro privilegi, la loro immunità a vita dai
procedimenti penali, che semplicemente ruotano da una posizione
all’altra, non importa quali siano i loro risultati o i loro insuccessi.
Non è esattamente come nel regime sovietico?
L’Unione Sovietica è stata creata attraverso una coercizione
e in molti casi con l’occupazione militare. L’Unione Europea è stata
creata, a dire il vero, senza l’uso della forza militare, ma grazie alla coercizione e alla prepotenza economica.
Per continuare ad esistere, l’Unione Sovietica si espanse sempre di
più. Quando smise di espandersi, iniziò a collassare e io sospetto che
lo stesso sia vero per l’Unione Europea.
A noi venne detto che l’obiettivo dell’Unione Sovietica era quello di creare una nuova entità storica, il popolo sovietico, e che dovevamo dimenticare le nostre nazionalità,
le nostre tradizioni etniche e le nostre usanze. La stessa cosa sembra
accadere con l’Unione Europea, dal momento che non vogliono che voi
siate inglesi o francesi: vogliono che voi siate tutti appartenenti a una nuova fattispecie storica, gli europei, per sopprimere tutti i vostri sentimenti nazionali e vivere come una comunità multinazionale. Dopo 73 anni, questo sistema nell’Unione Sovietica ha condotto a più conflitti etnici che in qualunque altra parte del mondo.
Nell’Unione Sovietica uno dei grandi obiettivi era la distruzione dello
stato nazione e questo è esattamente ciò che osservo in Europa oggi. Bruxelles vuole assorbire gli stati nazione in modo che cessino di esistere.
La corruzione, nell’Unione Sovietica, si propagava
dall’alto verso il basso e così accade nell’Unione Europea. La stessa
attività di corruzione endemica che noi abbiamo visto nella vecchia
Unione Sovietica sta prosperando nell’Unione Europea. Coloro che si
oppongono o che lo evidenziano vengono messi a tacere o allontanati. Non è cambiato niente.
Nell’Unione Sovietica avevamo i Gulag. Io penso che abbiamo un Gulag anche nell’Unione Europea: un Gulag intellettuale chiamato “politically correct“.
Quando chiunque cerca di esprimersi su questioni relative alla razza o
alla differenziazione di genere, o se le sue opinioni differiscono da
quelle approvate, viene ostracizzato. Questo è l’inizio del Gulag, l’inizio della perdita della libertà.
Nell’Unione Sovietica ci hanno detto che avevamo bisogno di uno stato federale per evitare le guerre. Nell’Unione Europea vi stanno dicendoesattamente la stessa cosa. In breve, la stessa ideologia sorregge entrambi i sistemi. L’Unione Europea non è nient’altro che il vecchio modello sovietico presentato in vesti occidentali.
Ma ancora, come per l’Unione Sovietica, l’Unione Europea ha dentro di
sé i germi della sua fine. Sfortunatamente, quando collasserà – e lo
farà – lascerà dietro di sé una distruzione di massa e noi ci troveremo
con enormi problemi economici ed etnici.
La vecchia Unione Sovietica era incapace di riformarsi. Così è per
l’Unione Europea. Ma c’è un’alternativa all’essere governati da quelle
due dozzine di auto-incaricati funzionari di Bruxelles: si chiama “indipendenza“.
Non siete costretti ad accettare quello che hanno pianificato per voi.
Dopo tutto, nessuno vi ha mai chiesto se volevate esserne parte.
Io ho vissuto nel vostro futuro. E non ha funzionato.
C’è il rapporto ufficiale: Obama mentì, l’attacco chimico del 2013 fu opera dell’opposizione anti Assad
(Francesco Gori) – Ora è ufficiale: l’attacco
chimico a Ghouta del 21 agosto del 2013, in alcune aree controllate dai
ribelli nei sobborghi orientali e meridionali di Damasco, non fu opera
del governo siriano. La notizia arriva direttamente dall’Organizzazione
per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) che ha confermato che le
tracce del gas sarin usato in quell’occasione non sono in alcun modo
collegate all’ex riserva di armi chimiche e biologiche controllata dal
governo siriano. Il rapporto conferma quanto dichiarato dalle autorità
di Damasco secondo le quali responsabile di quell’attacco, così come di
altri 11 casi, fosse l’opposizione armata siriana.
Nel 2013 i cosiddetti ribelli e il governo siriano si accusano a
vicenda di aver perpetrato l’attacco nei confronti della popolazione
civile. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, spalleggiato
dall’Arabia Sadita, attribuì la responsabilità di quel crimine ad Assad
sulla base di “prove certe” che però non vennero mai mostrate in
pubblico. L’attacco degi Usa e degli alleati europei, Gran Bretagna e
Francia in testa, sembrava imminente, e venne fermato solo dalla ferma
resistenza di Russia, Cina e del Vaticano.
Il rapporto, inoltre, rafforza le dichiarazioni di Ahmed al-Gheddafi
al-Qahsi, cugino di Muammar Gheddafi, secondo il quale le armi chimiche
usate a Ghouta furono sottratte in Libia e poi contrabbandate in Siria,
attraverso la Turchia, dai cosiddetti ribelli sostenuti proprio da Stati
Uniti e Occidente. Il rapporto è il frutto di un’indagine condotta
dall’OPAC su richiesta del presidente siriano Bashar al-Assad e il
governo siriano.
Il responsabile dell’organizzazione, Ahmet Üzümcü, ha confermato che
le tracce di sarin rinvenute nel sangue delle vittime avevano una
caratteristiche diverse da quelle contenute nell’arsenale chimico di
Damasco. L’attacco del 2013 fu devastante: secondo i dati più recenti i
morti furono circa 1400, quasi tutti civili.
L’arsenale chimico siriano è stato completamente distrutto, in modo
sicuro, in Norvegia. Di quelle scorte non vi è più traccia. E’ invece
possibile, come sostengono alcune fonti non governative, che altre
scorte siano finite in mano all’opposizione armata, compresi i jihadisti
dello Stato Islamico. Prima del 2013, l’esercito siriano aveva
sequestrato in un ospedale da campo vicino a Latakia una serie di agenti
chimici che i cosiddetti ribelli avevano intenzione di utilizzare per
poi attribuire la responsabilità al governo siriano. Una notizia
confermata anche dall’agenzia internazionale.
(Tratto da un testo inviato ai parlamentari di Camera e Senato - 06/01/2016)
La campagna di delegittimazione orchestrata negli ultimi anni contro la
classe politica ha prodotto il risultato che la dittatura finanziaria si
era prefissa: la classe politica italiana è stata ridotta in schiavitù e
con essa tutto il popolo che la stessa dovrebbe rappresentare.
Come ho già avuto modo di dire, la castrazione dell'istituto del
vitalizio ha reso i parlamentari ancor più vulnerabili dinnanzi ai
luogotenenti di partito, i quali si trovano ora ad avere il potere di
"licenziare in tronco" con il sistema delle nomine un parlamentare che
non segua le direttive imposte. Se cade il governo, tutti a casa e, per
chi ha sgarrato, la carriera politica finisce.
E così questo ridicolo quanto deleterio governo manovrato rimane in
piedi con un vergognoso e offensivo ricatto. Offensivo verso il deputato
eletto e ancor più verso il cittadino che questi rappresenta.
Il popolo italiano è stato raggirato senza rendersene conto a causa di
un'incredibile incapacità di leggere gli avvenimenti oltre l'ignobile
canovaccio raccontato dai mezzi di informazione, tutti allineati e
diretti dalla Mafia Finanziaria di Stato e internazionale che ora ci
governa con il pugno di ferro.
Basta solo pronunciare la parola "vitalizio" per scatenare nella maggior
parte della gente un'irrazionale e istintiva rabbia verso la cosiddetta
"casta dei politici". Basta nominare la parola magica e subito vengono
alla mente i soliti arcinoti casi di abuso propagandati, la maggior
parte dei quali, tra l'altro i più vergognosi, quelli che coinvolgono
la vera Mafia di Stato, non sono stati minimamente toccati dai
cambiamenti voluti per la nuova classe politica schiavizzata.
La figura del "politico di professione" deve tornare ad avere il suo
corretto significato e la dovuta dignità.
Il politico deve tornare ad essere una figura professionale onorata con
tutte le garanzie di prima. Con l'elezione a parlamentare si è già
superato un grande esame, l'esame del popolo sovrano, e si dovrebbe
entrare di diritto a far parte della categoria dei politici di
professione. Se il governo cade o non si è rieletti alle successive
elezioni e non si vuol cambiare lavoro, è giusto ricevere immediatamente
un'indennità decorosa per poter continuare ad occuparsi di politica e
prepararsi magari alle elezioni successive o altro.
Professionisti, NON SCHIAVI!!!
E' semplicemente vergognoso che i rappresentanti eletti dai cittadini
siano costretti a seguire sempre e solo gli ordini imposti da tale
governo illegittimo e ad adattarsi di fatto al ruolo di meri approvatori
obbligati di ciò che il governicchio manovrato dalla dittatura
finanziaria sottopone loro in modo coercitivo.
Un governicchio in cui ministeri importanti sono ricoperti da persone
che non hanno mai avuto nemmeno alcuna esperienza amministrativa, un
primo menestrello che non è mai stato in Parlamento, il ministero più
importante ricoperto da un "navigato finanziere" ultimo imposto, come si
è capito benissimo, dalla Mafia Finanziaria a seguito del più vergognoso
tradimento nella storia della Repubblica italiana.
Sono proprio quelle strutture, manovrate da eminenze grigie del
capitalismo finanziario, che hanno rubato al Popolo e a Voi la
Democrazia e la Dignità.
Il costo del ripristino del vitalizio come inteso dai Padri della
Costituzione è infinitesimo nel bilancio dello Stato. Se poi lo
confrontiamo con l'enorme costo di una politica asservita come ora agli
interessi di uno spietato capitalismo finanziario, il costo del
vitalizio svanisce. Ma soprattutto è una questione di Democrazia!!!
Occorre spiegare tutto questo ai cittadini italiani. Occore spiegare
cosa è successo e perchè. Occorre spiegare che il mestiere del politico
è appunto "un mestiere" come quello di un medico, di un giudice o di un
avvocato. Occorre spiegare che gli errori di pochi non possono essere
generalizzati addossandoli a tutti. Le storture e gli abusi vanno
semplicemente regolamentati, ma non va eliminata una fondamentale
garanzia per la Democrazia.
Va spiegato senza paura che il costo di questa mistificazione sta
ricadendo centuplicato sui cittadini sia in termini economici che di
libertà.
Ora gli effetti di questo ladrocinio sono sotto gli occhi di chi vuol
vedere, ma bisogna far presto. Ora che gli argomenti ci sono tutti,
occorre partire alla riscossa e riprenderci l'onorabilità e il potere
previsto dalla Costituzione per i suoi rappresentanti eletti e quindi
per il popolo stesso.
Buon anno a tutti!
domenica 3 gennaio 2016
FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA
Il problema dei
banchieri che mangiano i depositi e gli investimenti dei clienti viene
presentato dai mass-media in modo deliberatamente fuorviante, cioè come
circoscritto a casi anomali e isolati di cattivo esercizio dell’attività
bancaria e di insufficiente sorveglianza da parte degli organi di
controllo, mentre al contrario da sempre la frode e l’usura e le
falsità in bilancio (come pure i c.d. prestiti predatori e quelli fatti
a società di amici, che non li rimborseranno), sono tra le più costanti ed efficienti fonti di reddito dei banchieri; e
il sistema bancario italiano, nonostante i suoi circa 300 miliardi di
crediti deteriorati e non dichiarati in bilancio, galleggia ancora solo
perché le pratica usualmente nella complessiva tolleranza delle autorità
di controllo, compresa quella giudiziaria (e che altro
potrebbero fare, le autorità di controllo?). Tali pratiche sono la
regola del business bancario perché rendono moltissimo, non sono affatto
una deviazione. Lo conferma il fatto che i dipendenti delle banche in
default riferiscono di essere stati sistematicamente indotti dai loro
superiori a smerciare ai risparmiatori titoli bidone, sotto minacce
varie. La lista delle banche decotte si sta allungando rapidamente, e
continuerà ad allungarsi. Probabilmente il fenomeno verrà pilotato per
sopprimere banche locali e territoriali, in favore di quelle più ampie,
quindi più centralisticamente controllabili.
La classe
finanziaria, da quando esiste (cioè dalla prima Guerra Punica) ad oggi,
si è sempre industriata per creare nuovi strumenti giuridici,
finanziari, e recentemente anche tecnologici, con cui incrementare (e
possibilmente legalizzare) le frodi e l’usura verso i propri clienti, il
fisco, le pubbliche amministrazioni. Lo ha fatto pagando la politica e
gli organi di controllo, e stringendo alleanze di potere. Nei secoli.
Pensiamo solo a come i banchieri, anche i più grossi, in tempi recenti
hanno fregato gli enti pubblici con i contratti derivati costruiti da
esperti per buggerare contraenti. I governanti del tempo lo sapevano, ma
non intervennero, se non con un decreto ambiguo, che permetteva la
continuazione delle frodi.
In particolare,
negli ultimi decenni, attraverso un metodico lavoro di lobbying sulla
classe politica, tra le altre cose utili a questi scopi ha ottenuto dal
legislatore, negli anni ’90, il ripristino della banca universale, cioè
l’abolizione della separazione tra banche di credito e risparmio e
banche di investimento finanziario, nonché, dagli anni ’80 fino
all’ultima riforma renziana, la privatizzazione graduale della gestione
del finanziamento del debito pubblico e della Banca Centrale di
emissione (vedi il golpe monetario del 16.12.06 e la riforma-regalo del
DL 133/2013, che ho analizzato rispettivamente nei saggi Euroschiavi e Sbankitalia).
Con la prima delle
due riforme, i banchieri si sono fatti autorizzare a usare, con leve
temerarie, i soldi dei depositanti per compiere azzardate speculazioni
in vere proprie truffe sui mercati finanziari regolati e non, mandando
spesso le banche a gambe all’aria dopo averne estratto l’attivo
patrimoniale ed esserselo intascato, distribuendone parte come bonus ai
gestori criminali. Con la seconda riforma, si sono fatti controllori di
se stessi – quindi è da sciocchi meravigliarsi se le banche centrali, da
loro controllate, anziché impedire questi abusi, li nascondono e li
agevolano. Aggiungiamo che, direttamente e indirettamente, la Banca
d’Italia è ora partecipata maggioritariamente da finanzieri stranieri.
Ovviamente, questo esito non poteva non essere previsto e voluto. I
banchieri sono i padroni che pagano più di tutti.
Con queste premesse,
viene da sé che anche la “giustizia” non punisca praticamente mai i
banchieri delinquenti. E che anzi la politica si impegni per togliere
alla popolazione l’uso della moneta cartacea, emessa dalla banca
centrale, per imporle l’uso di quella elettronica, che è creata a costo
zero dai banchieri privati e che questi possono azzerare semplicemente
con un click del mouse. Se pensiamo a quanto inaffidabile (e in
conflitto di interessi con la gente) si è dimostrata la classe dei
banchieri, la scelta di affidarle addirittura la creazione e il
mantenimento in esistenza della moneta – bene pubblico essenziale –
manifesta concretamente quanto è servile e criminale la c.d. casta
politica. Se non lo fosse, tutelerebbe i depositanti in un modo
semplicissimo: farebbe una legge in base alla quale i soldi depositati
in banca, salvo diverso accordo, rimangano di proprietà del depositante,
e non divengono di proprietà della banca (come avviene oggi): in tal
modo, quand’anche la banca fallisca, i depositi sarebbero al sicuro. E
farebbe una seconda legge per ripristinare la legge Glass-Steagall e
per nazionalizzare la banca centrale e magari anche le banche di
importanza strategica. Invece questi politicanti complici hanno
costruito un sistema in cui la gente comune e gli imprenditori, devono
depositare il denaro in banche che da un lato non remunerano i depositi
(né le obbligazioni) con ragionevoli tassi di interesse, e dall’altro li
possono arrischiare in operazioni pericolose o addirittura sottrarli
(per esempio, mediante acquisizioni fraudolente, come quella
multimiliardaria della Banca Antonveneta, fino a perderli, senza mai
pagare il fio.
Quando oggi si parla
all’opinione pubblica del problema della sicurezza bancaria e della
necessità di riforme, tutte la questione viene appiattita sul presente,
sui fatti ultimamente occorsi, e presentata in modo cronachistico,
aneddotico. Dalla narrazione viene rigorosamente tenuta fuori la
suddetta realtà strutturale, la prospettiva storica dei
rapporti tra banchieri, frodi, politica, legislazione, e gli ultimi
episodi, dal disastro-scandalo del Monte dei Paschi di Siena, vengono
presentati come novità, incidenti, azioni individuali, anziché come
episodi di una vicenda che va avanti da secoli, e in cui il potere
finanziario ottiene sempre la meglio, cioè riesce a continuare il suo
business, perché lavora con metodo, perseveranza e orizzonti di lungo
periodo. Eppure sono molti decenni che avvengono bancarotte bancarie e
che ogni volta i tromboni istituzionali promettono che è stata l’ultima
volta. In effetti, la gente comune preferisce e capisce meglio le
narrazioni giornalistiche in chiave aneddotica e morale, emotiva, dove
ci sono colpevoli individuali con cui prendersela, che le complesse e
lunghe analisi economiche, strutturali, che spiegano le cose in termini
di fattori impersonali.
Alle volte, dopo
crisi di particolare gravità socio economica, avvengono reazioni
politiche che lanciano riforme per tutelare gli interessi dell’economia
reale, dei lavoratori, dei risparmiatori, contro quelli della rapace
classe bancaria. Così fu, nella Roma antica, con certe riforme dei
Gracchi e, in tempi recenti, con la legislazione del tipo Glass-Stegall,
la quale, a seguito della crisi del ’29, nella metà degli anni ’30,
impose in molti paesi la separazione tra banche di credito e risparmio e
banche di investimento finanziario.
Ma dopo simili
riforme, ogni volta, nel medio-lungo periodo, attraverso il suo metodico
lavoro di condizionamento e di corruzione, la classe bancaria (che, a
differenza del popolo, è organizzata, attenta e consapevole, nonché
lungimirante), regolarmente aspetta che le acque si siano calmate, che
l’attenzione della gente si sia diretta altrove, e recupera le posizioni
perdute neutralizzando le riforme che ne limitano la libertà di azione e
profitto, e avanza verso nuove conquiste di potere e sfruttamento sulla
società.
Proprio
quest’ultima, interminabile crisi economica, con i suoi banchieri
super-truffatori che diventano ministri e capi di governo per gestire i
disastri da loro stessi creati, e addirittura dettano le regole della
sana economia, è l’apoteosi di quanto sopra, e ha trasferito ampie quote
del reddito nazionale dai lavoratori e produttori di ricchezza reale ai
capitalisti finanziari improduttivi, impadronendosi anche di ulteriori
quote di potere politico.
Se teniamo presente
questa realtà storica, le odierne promesse del governo di fare una
riforma del settore del credito nell’interesse dei risparmiatori e a
tutela dei loro diritti, appaiono essere pura ipocrisia, l’ennesima
frottola da piazzista di provincia – anche senza bisogno di
ripercorrere la storia del suo partito politico, e dei suoi alleati
cattolici, in relazione alle riforme fatte in materia bancaria dagli
anni ’80 ad oggi, tutte meticolosamente studiate per consentire ai
banchieri lucrosi abusi di ogni sorta a spese della società civile e
produttiva. Le fortune dei politicanti derivati dal vecchio PCI sono
dovute proprio alla loro alleanza strutturale col capitalismo
finanziario, con la sua capacità di
pagare-comprare-remunerare-finanziare i suoi servitori più di ogni altro
gruppo organizzato, e coi suoi interessi contrapposti al resto della
società. Contrapposti, perché per il capitalismo finanziario le crisi
economiche e le guerre sono storicamente le migliori opportunità di
profitti ed affermazione.
In conclusione, è ovvio rilevare come, anche alla prova dei fatti, il
dogma dell’indipendenza dei banchieri centrali dai poteri pubblici come
condizione per una sana finanza, tanto caro agli europeisti, fa acqua
da tutte le parti. Non solo perché quei banchieri centrali, di
fatto, stanno dando migliaia di miliardi gratis ai banchieri per
operazioni finanziarie mentre non fanno arrivare liquidità all’economia
reale, ma anche perché in realtà questo dogma è servito a rendere le
banche centrali indipendenti dei controlli pubblici, però (guardacaso!) dipendenti
e possedute dai banchieri privati, in modo che questi possono fare
quello che vogliono anche con risparmio dei cittadini, controllando
l’organo che dovrebbe controllarli, e continuando a presentare bilanci
aggiustati ad arte per nascondere le perdite.
(Marco Della Luna, “Frode e usura, normalità bancaria”, dal blog di Della Luna del 24 dicembre 2015).
sabato 2 gennaio 2016
Crollo dei bond, la Soluzione Finale di Schäuble per piegarci
Un piano tedesco per riformare l’Eurozona con un meccanismo
automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani. Obiettivo, impedire
qualsiasi forma di condivisione dei rischi tra i paesi dell’Eurozona,
confinando i costi dell’instabilità finanziaria e fiscale il più
possibile all’interno dei paesi più deboli. Autore del piano, il
“venerabile” Wolfgang Schäuble, super-massone e cervello del governo
Merkel. Berlino «sembra aver perso fiducia verso qualsiasi forma di
governance centralizzata», scrive Carlo Bastasin sul “Sole 24 Ore”, e
ora penserebbe solo a tutelare i tedeschi. Il piano è descritto in una
lettera inviata a fine novembre dal ministro delle finanze al capo della
Commissione Finanza
e Bilancio del Parlamento tedesco. La lettera, non pubblicata,
prescrive un meccanismo automatico di ristrutturazione del debito
pubblico per qualsiasi paese europeo che richieda assistenza
finanziaria. Una volta chiesto “l’aiuto” del Mes, o Esm, «i tempi di
scadenza dei titoli pubblici saranno automaticamente prolungati,
riducendo il valore di mercato di questi titoli e provocando gravi
perdite a chi li detiene».
Il meccanismo, continua Bastasin nell’articolo, ripreso dal blog “Vox Populi”,
trasformerebbe i titoli pubblici dell’Eurozona in asset finanziari
rischiosi. «E questo è anche l’obiettivo di un’altra proposta del
governo tedesco, che mira a eliminare l’eccezione normativa che permette alle banche
di detenerli senza dover possedere riserve di capitale per coprire le
eventuali perdite». Rendere più “rischiosi” i titoli sovrani
incoraggerebbe banche e famiglie a evitare di sottoscriverli alla leggera. I governi avrebbero meno incentivi ad accumulare debito, e le banche
eviterebbero a loro volta di investire in titoli pubblici. Dov’è il
trucco? «Stabilire un meccanismo automatico per sanzionare le situazioni
economiche problematiche che si vorrebbero evitare può, nei fatti,
renderle ancora più probabili», spiega Bastasin. I titoli pubblici –
abolita la moneta sovrana – tengono in piedi gli Stati dell’Eurozona.
«Pertanto, una volta che i titoli sovrani nei paesi dell’Eurozona sono
diventati più rischiosi, l’intero sistema finanziario potrebbe diventare
più fragile, e questo potrebbe influenzare negativamente la crescita e
la stabilità finanziaria».
Da ultimo, anziché imporre una sana disciplina ad alcuni paesi
membri, il nuovo regime «potrebbe ampliare i differenziali di rendimento
dei titoli di Stato e rendere impossibile la convergenza dei debiti,
aumentando la probabilità di rottura dell’Eurozona». Il piano di
Berlino, continua Bastasin, va in parallelo all’idea che il contenimento
della crisi
sia solo una questione che riguarda i paesi più colpiti. Si basa
inoltre sull’assunzione che qualsiasi forma di condivisione del rischio
fornisca ai governi gli incentivi sbagliati, producendo “moral hazard”.
In realtà, «come la crisi ha dimostrato», la vulnerabilità finanziaria
può essere «il risultato di problemi comuni», per cui «sanzionare i
singoli paesi può generare un’instabilità che potrebbe degenerare in una
nuova crisi».
Il documento del governo tedesco dimostra una sfiducia fondamentale
verso gli atteggiamenti fiscali degli altri governi. L’applicazione
ripetuta delle “clausole di flessibilità” per sottrarre alcune spese con
finalità specifiche dal conteggio del deficit sta facendo storcere il
naso a Berlino. Secondo Bastasin, il governo tedesco «guarda con
disprezzo la Commissione Europea, considerandola troppo esposta ai
ricatti dei governi nazionali, con particolare preoccupazione per
l’ascesa dei movimenti populisti e anti-europei». L’applicazione
asimmetrica delle regole, le decisioni fuori luogo e al momento
sbagliato, nonché «la tendenza ad applicare la “legge del creditore”
anziché gli interessi comuni, nonché certe propensioni ideologiche»,
avrebbero fatto venir meno la fiducia verso le decisioni comuni. «I
governi nazionali, ciascuno a suo modo, stanno passando da una timida
propensione a condividere il rischio a una decisa volontà di
decentralizzare qualsiasi rischio, come unica ed esclusiva modalità di
gestione dell’unione monetaria».
Nel considerare la minaccia di una ristrutturazione del debito come
politica efficace per imporre la disciplina, continua l’analista,
Berlino chiede che i titoli di debito pubblico perdano la loro
condizione di asset considerati privi di rischio. Quest’ultima
“eccezione normativa” faceva in modo che le banche
accumulassero titoli di debito sovrano nel loro bilancio senza la
necessità di incrementare il proprio capitale. Nel documento inviato al
Bundestag, il ministro delle finanze propone che l’Eurozona anticipi la
regolamentazione internazionale nel riconoscere la specifica rischiosità
dei titoli di debito sovrano. In pratica, lo Stato sarebbe
definitivamente privato di sovranità e costretto a comportarsi come
un’azienda, con i conti in attivo o almeno in pareggio, come vuole il
dogma neoliberista che negli ultimi 40 anni ha lavorato incessantemente
per demolire la finanza
pubblica, lasciando i governi alla mercé dei “mercati”, senza più un
soldo da impegnare in investimenti per famiglie, aziende e lavoro, sotto forma di spesa pubblica (deficit positivo, fondamentale per sostenere l’economia reale).
«Una volta che sia stato stabilito che i titoli pubblici sono a rischio come tutti gli altri», conclude Bastasin, «le banche
saranno incoraggiate a ridurre l’ammontare di titoli di Stato che
detengono, rompendo il circolo vizioso che ha caratterizzato la crisi,
col finanziamento del debito pubblico che minacciava la stabilità
bancaria e viceversa». Secondo il documento di Berlino, i paesi
dell’Eurozona dovrebbero anche ridurre in modo permanente i loro livelli
di debito pubblico sul Pil. «Per poterlo fare, Berlino vuole impedire
che ciascun paese invochi clausole di flessibilità. In particolare, la
richiesta italiana di flessibilità ha ottenuto un certo cedimento da
parte della Commissione Europea durante i negoziati. La Francia non si
pone nemmeno il problema di ottenere l’autorizzazione per le sue
generose politiche fiscali. Nelle trattative coi primi ministri
dell’Eurozona, il presidente
della Commissione Europea Juncker è stato costretto a scegliere tra
autorizzare i governi in carica ad ampliare i loro deficit per ogni
sorta di ragioni oppure fomentare i movimenti populisti anti-europei che
vogliono mandare all’aria l’intera unione monetaria».
Questa specifica “debolezza” nel coordinamento delle politiche
fiscali a livello centralizzato «ha convinto le autorità tedesche a
chiedere la decentralizzazione dei rischi e un controllo
depoliticizzato». Il ruolo di sorveglianza della Commissione, dice il
documento sottoscritto da Schäuble, «non deve limitarsi a degli
obiettivi politici». Per rendere il giudizio di Bruxelles “indipendente
dalle convenienze politiche”, Berlino mira a separare la funzione di
supervisione svolta dalla Commissione dal suo ruolo nell’orientare le
scelte politiche. In alternativa, il controllo delle politiche fiscali
potrebbe essere consegnato a una nuova istituzione tecnica e
indipendente. «Se questi meccanismi dovessero ancora fallire nel tenere a
freno il debito pubblico, allora la minaccia di un semplice meccanismo
automatico di ristrutturazione del debito farà il trucco: i mercati
diventeranno subito estremamente sensibili alla mancanza di disciplina
fiscale, e puniranno ciò che i politici perdonano». E avremo dunque
ancora più rigore e ancora più austerity: più tasse, meno lavoro (ma i conti in ordine, come vuole il “venerabile” Schäuble).
“Isis, annuncio video di Anonymous: «L’attentato sventato era a Firenze». Impareggiabile, il Corriere della Sera.
Un esempio di giornalismo autentico, un modello per tutti quelli del
mestiere. Non solo crede all’esistenza di qualcosa che si fa’ chiamare
Anonymous, ma lo adotta seriamente come fonte d’informazione. Ne riporta
infatti un comunicato, come fosse vero: “Il 25 dicembre 2015 abbiamo
ricevuto una segnalazione relativa ad un profilo twitter collegato ai
vertici dell’Isis dove era in corso una prima comunicazione su un
possibile obiettivo italiano, già stabilito e apparentemente pronto per
essere colpito. Quel breve messaggio, in quel momento, indicava che
Firenze sarebbe stato un obiettivo entro capodanno», dice Anonymous
aggiungendo di «essersi subito attivato per tentare di sventare questo
attacco che, comunque, risultato reale o falso, non può essere
sottovalutato tenendo conto dei soggetti che ne stavano parlando». Poi
la spiegazione di come il gruppo di hacker si sarebbe mosso: «Abbiamo
inscenato una “talpa” all’interno dello stato islamico sfruttando lo
stesso account accreditato e facendo credere che qualche fratello
infedele ad Allah avrebbe comunicato agli italiani il “giorno del
giudizio di Dio”, così impedendo che questo attacco venisse attuato».
Respiriamo di sollievo, Firenze è salva. La minaccia era concretissima, “tenendo conto dei soggetti che ne stavano parlando”.
Sulla identità di questi “soggetti”, Anonymous resta sulle sue, e il
grande giornalismo del grande giornale italiano non ha la minima
curiosità. Sarebbe un’indiscrezione pretendere nomi e cognomi, una
mancanza di rispetto: la parola di Anonymous, al Corriere, basta. Benché
anche Anonymus, a voler sottilizzare, mica sia noto con nomi e
cognomi. Non si sa cosa sia, per chi lavori e perché. Ma non sarebbe da
giornalisti, poniamo, sospettare che Anonymous non sia altro che n
qualche apparato di propaganda, allarmismo e disinformazione – magari
emanato dalle stesse centrali che hanno armato, finanziato e addestrato
l’ISIS, o magari, da una qualunque Rita Katz. No, questi sospetti non
sono degni del grande giornalismo del Corriere. Li lascia ai
complottasti di mezza tacca, perché gli basta la nobile battaglia che
Anonymous ha sferrato contro DAESH. Lotta che è lo stesso Anonymous a
documentare, e che il Corriere riporta come oro colato:
“Attacco globale di Anonymous a Isis – A livello globale, l’operazione
anti-Isis ha portato, sino ad oggi, all’oscuramento di 15.500 obiettivi,
tra account sui social network e siti web legati direttamente alle
operazioni o alla propaganda dell’Isis. Ma altri 4.000 account sono nati
nelle ore successive: «Il nostro scopo è rallentarli», sottolinea
Anonymous”.
Sottolinea Anonymous. Sostiene Pereira. La polizia italiana non
conferma…Del resto, il vero giornalismo di questi tempi non si stupisce
di tanta vaghezza della fonte: Anonymous è vago e sfuggente perché
combatte un nemico ancor più vago e sfuggente: l’ISIS. No, non l’ISIS
che piega sotto i bombardamenti russi in Siri, e i cui capi a Ramadi
vengono evacuati dagli elicotteri Usa. L’ISIS che fa chiudere due
stazioni ferroviarie a Monaco di Baviera, per un allarme terrorismo che
poi è passato; che ha fatto cancellare tutti i festeggiamenti di
Capodanno a Bruxelles e a Parigi. Eccome no: a Liegi e nel Brabante la
polizia belga ha fatto degli arresti, “pianificavano attentati”; anche
se (si rincrescono i media) “non sono state rinvenuti armi o esplosivi
durante le perquisizioni, ma materiale informatico, uniformi di tipo
militare e materiale di propaganda dello Stato Islamico sono stati
sequestrati e vengono attualmente esaminati”.
E a Vienna? “ 500 poliziotti hanno vigilato nel centro storico. A
Berlino 900 agenti e 600 vigilantes «a guardia» dello show alla Porta di
Brandeburgo”: l’ISIS può colpire dovunque. “Negli Stati Uniti l’Fbi ha
informato il presidente Barack Obama del rischio di attentati a New
York, Washington e Los Angeles durante il veglione di Capodanno”.
L’ISIS ha come campo il mondo. E non solo domina lo spazio, ma può
viaggiare nel tempo, all’indietro. A Londra (leggo dai giornali) “cinque
estremisti islamici legati ad al-Qaeda sono stati condannati ieri
all’ergastolo per aver organizzato, tra il gennaio 2003 e il marzo
2004,una serie di assalti (fortunatamente sventati) contro un centro
commerciale nel Kent, il popolare night club londinese Ministry of Sound
e alcune linee elettriche e del gas”.
Fortunatamente sventati.
Ma l’ISIS era già lì nel 2003, si chiamava Al Qaeda, e aveva già la
stessa ampiezza globale di azione, già la Terra intera era il suo campo
di battaglia. Ha colpito a Londra, a Madrid, a New York, a Bali, a
Giacarta, in Somalia…sempre imprendibile ed onnipresente.
Adesso è l’ISIS. E non avete ancora visto niente: “Per il 2016,
l’ISIS annuncia decine di migliaia di morti in decine di paesi; attiverà
decine di cellule dormienti in vista della battaglia finale”: chi
lo dice? Non l’ISIS in persona; lo ha rivelato il dottor Theodore
Karasik, un ebreo americano che lavora per la tv del Golfo Al Arabyia
come “analista di geopolitica”, ed “ha molto studiato il comportamento
dello Stato Islamico”: quasi quanto Anonymous, se non di più. Cosa
aspetta il Corriere ad intervistarlo? Anzi a fare un collaboratore pagato e fisso? http://www.express.co.uk/news/world/630316/ISIS-secret-plot-world-masterplan-2016-final-battle
L’epica lotta
Meglio riportare i comunicati di Anonymous che queste notizie
dell’Interpol: che uno dei fucili M29 utilizzati da jihadisti
massacratori di Parigi proveniva da una ditta situata in Florida, e
facente capo a un Ori Zoller, indicato come “Un ex membro delle forze
speciali israeliane”, già noto alle cronache nere per avere, con un
mercante di diamanti ebreo di nome Shimon Yelinek, “trafficato in
diamanti con Al Qaeda”(ohibò) nel 2003, nel quadro di una fornitura di
armi in Nicaragua: armi contro diamanti. Un classico, documentato da un
rapporto della Organizzazione degli Stati Americani (OSA), e leggibile
qui: http://fas.org/asmp/campaigns/smallarms/OAS_Otterloo.htm
Nel rapporto, Zoller è citato anche come rappresentante in Guatemala della Israel Military Industries, una compagnia controllata dal governo israeliano http://www.antiwar.com/rep/dstar4.html
Vero è che l’ex agente del Mossad adesso ha cambiato genere: vende
“cyber sorveglianza” ai governi. Un’attività non lontana da quella di
Anonymous? https://theintercept.com/2015/07/27/ak-47-arms-dealer-goes-cyber-supplied-surveillance-tools-honduras-government/
Non siamo in grado di rispondere alla domanda. Siamo invece in grado
di sapere chi ha scoperto e diffuso il messaggio di Al Baghdadi, il
Califfo, un audio di 24 minuti in cui il Califfo minacciava Roma e il
Papa, il 26. Il messaggio è stato scoperto ed autenticato dal SITE,
come ha reso noto Le Monde. Senza dire che cosa è il SITE E chi è la sua fondatrice, Rita Katz. https://twitter.com/siteintelgroup/status/680768217858600961 http://bigstory.ap.org/article/7e2ed2eb74e1414084eb49c66a637366/apnewsbreak-dealer-gun-linked-paris-attack-came-thru-us
Certe volte a scavare troppo si scopre che i jihadisti di Parigi sono
armati da ebrei, e che erano già noti e stranoti ai servizi di Parigi
stessi. E’ meglio invece fare da grancassa all’allarmismo pubblico
voluto dai governi: abbiate paura, l’ISIS vi sta sul collo! Vi può
colpire ovunque! Per fortuna Anonymous sventa gli attentati, la
polizia vi protegge, l’esercito fa’ la guardia, Hollande emana leggi
speciali.
Vi siete chiesti perché questo megafono? Questo allarmismo pubblico?
Se l’è chiesto il filosofo Giorgio Agamben, che intervistato in Francia
ha detto: “Il rischio, è la deriva verso a creazione di una relazione
sistemica verso il terrorismo e lo Stato di emergenza: se lo Stato ha
bisogno della paura per legittimarsi, bisogna allora, al limite,
produrre il terrore, o almeno non impedire che si produca. Si vedono
così paesi perseguire una politica estera che alimenta il terrorismo che
bisogna combattere all’interno..”.
Ma naturalmente tutte queste sono speculazioni. Che non interessano al Corriere.
Perché questa scuola suprema di giornalismo si occupa solo della realtà
concreta: Anonymous ha sventato l’ attentato dell’ISIS a Firenze.
Mattarella, la disoccupazione è causata dall’evasione fiscale. Maciste
abbatterà a mani nude il Riscaldamento Globale. Il Pentagono ha
comunicato di aver ucciso Charaffe al Moudan, noto pianificatore degli
attentati di Parigi, a colpi di missili in Siria. Godzilla s’è
risvegliato, ma per fortuna King Kong lo combatte. Quindi l’immancabile
vittoria ci appartiene.